Mosca: negato il dialogo con l’opposizione siriana

Il capo della diplomazia russa Serguei Lavrov ha incontrato sabato 2 febbraio il capo della coalizione nazionale dell’opposizione siriana, Ahmed Moaz al Khatib. Un incontro che potrebbe fungere da segno premonitore di una concreta evoluzione della posizione russa circa il dossier siriano. Il capo della coalizione è stato invitato a recarsi a Mosca per nuovi colloqui. “La Russia ha una certa visione ma noi accogliamo favorevolmente le negoziazioni per sollevare la crisi”, ha dichiarato Ahmed Moaz al-Khatib nel corso del colloquio specificando che “molti dettagli devono essere puntualizzati”.

 

Prima della loro discussione, Serguei Lavrov aveva affermato di fronte alla Conferenza che l’istanza del vice-presidente americano Joe Biden ha reclamato la partenza del Presidente siriano Bachar al Assad contro producente, ha indicato il responsabile russo, è l’unica ragione del prolungamento della tragedia siriana.

Nel suo discorso, il 2 febbraio di fronte alla Conferenza, Joe Biden si è limitato a riaffermare che “il Presidente Assad, un tiranno, ferocemente determinato a rimanere al potere, non può più dirigere la Siria, deve andarsene”. Gli Stati Uniti vogliono fornire 155 milini di dollari supplementari di aiuti umanitari.

Le posizioni di Washington e Mosca restano tuttavia lontane sulla ricerca di una soluzione politica in Siria, il ruolo di Bachar al Assad nella fase di transizione costituisce la prima tappa di una forte discordia tra le parti. Il Presidente siriano vuole assolutamente continuare il proprio mandato fino al termine fissato nel 2014 e insiste nel ribadire il proprio diritto.

Lakhdar Brahimi invece invoca una maggiore implicazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite  per elaborare un piano reciso di regolamento politico  e di mettere in atto un governo di transizione che avrebbe “i pieni poteri esecutivi”. Per l’ex responsabile delle relazioni internazionali del Consiglio nazionale siriano Bassma Kodmani, la questione del calendario della partenza del Presidente siriano dovrebbe essere temporaneamente messa da parte per avanzare su altri soggetti come la formazione di un governo di transizione, la giustizia internazionale, le misure di stabilizzazione e il controllo delle frontiere. 

 

Manuel Giannantonio

3 febbraio 2013

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