Istanbul, esplosioni all’aeroporto: almeno 41 morti

Istanbul, esplosioni all’aeroporto: almeno 41 morti

Ancora paura e terrore in Turchia. Questa volta ad essere preso di mira è l’aeroporto Ataturk di Istanbul: sono stati uditi un paio di spari, forse tre, scontro a fuoco con la polizia e poi le esplosioni che non hanno lasciato scampo alla folla. Sono 41 i morti contati finora e più di duecento i feriti – riferisce la testata nazionale Haberturk – ma il bilancio è destinato a salire. I dispersi sono ancora troppi.

Almeno tre kamikaze hanno aperto il fuoco contro la polizia intorno alle 22 locali, colpendo i passanti nella zona arrivi dell’aeroporto: stessa dinamica dell’attentato che a marzo colpì l’aeroporto di Bruxelles. Sul numero degli attentatori la polizia non ha fatto ancora chiarezza, ma secondo fonti citate dai media turchi si potrebbe trattare di addirittura sette componenti del commando: uno sarebbe già stato arrestato, tre sarebbero in fuga e gli altri tre si sarebbero fatti esplodere. Non c’è al momento conferma ufficiale da parte delle autorità. Il ministro della Giustizia turco, Bekir Bozdag, si è limitato a dire che alcuni kamikaze si sono fatti saltare in aria durante il conflitto a fuoco con la polizia.

Lo stato d’allarme è stato diramato nell’immediato e i voli sono stati sospesi, mentre una trentina di ambulanze raggiungeva l’aeroporto. Alcuni testimoni, ancora in stato di shock, sono stati trasportati in taxi. Per quanto riguarda le persone coinvolte, solo 37 di loro sono state identificate. I media locali hanno comunicato che lo scalo, il più grande della Turchia e il terzo in Europa con 61 milioni di passeggeri nel 2015, è stato riaperto poco fa.

La Farnesina ha aperto un’unità di crisi, come da procedura in questi casi, per verificare la presenza di connazionali coinvolti negli attentati, e ha comunicato che per il momento nessun italiano è a rischio. SkyTg24 ha contattato Edoardo Semmola, giornalista del Corriere Fiorentino, che è rimasto bloccato all’aeroporto dopo gli attacchi: “Qui nessuno ci dice niente, nessuno parla inglese, ho saputo che c’era stato un attentato grazie ai messaggi da casa. Ho sentito del rumore, non le esplosioni – ha continuato il giornalista –. La polizia ci ha presi in gruppo e ci ha fatti spostare in fila da dove eravamo. Spero che adesso ci facciano evacuare. Qui è un grandissimo caos”.

Intanto Facebook ha attivato il safety check per verificare in tempo reale la situazione con i propri contatti sul luogo.

Una situazione tutta da chiarificare, le autorità per ora hanno detto di avere forti sospetti sull’Isis. Tuttavia, non si può escludere neanche l’organizzazione Tak, un gruppo di estremisti turchi che solo venti giorni fa aveva rivendicato un attacco bomba vicino all’università statale di Istanbul in cui avevano perso la vita 12 persone.

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