USA: Hillary Clinton nella storia

USA: Hillary Clinton nella storia
A sinistra Hillary Clinton vincitrice nello Stato della California che gli garantisce la nomination democratica - a destra il senatore Bernie Sanders - Foto: ABC7.com

Dopo la sua vittoria nel New Jersey e nella California, Hillary Clinton è certa di ottenere la nomination democratica. Tuttavia, i numerosi giovani sostenitori di Bernie Sanders intendono sostenerlo fino alla fine

NEW YORK CITY – L’ex segretaria di Stato Hillary Clinton è diventata martedì 7 giugno la prima donna candidata alla Casa Bianca nella storia degli Stati Uniti. Ha quindi la straordinaria opportunità di diventare il primo presidente donna del paese a stelle strisce. “Grazie a voi abbiamo compiuto un passo importante”, ha dichiarato dal suo quartier generale di Brooklyn.

Dopo la vittoria nello Stato del New Jersey, Hillary Clinton ha rivendicato l’investitura democratica per le prossime presidenziali. Il suo avversario, l’agguerrito 75enne senatore del Vermont, non ha ancora abdicato. Se la soddisfazione è grandissima resta preoccupante per il partito l’atteggiamento di Bernie Sanders. È tempo di ricucire lo strappo tra il progressismo di Sanders e la realtà istituzionale incarnata dall’ex governatore dello Stato di New York. Una necessità onde evitare di favorire, seppur indirettamente, il miliardario Donald Trump già certo della nomination repubblicana da mesi.

“Quale futuro per le truppe di Bernie Sanders?”. La domanda è posta sul magazine americano The Nation. “La campagna può essere alla fine, mai i suoi sostenitori intendono proseguire la rivoluzione”, annuncia il settimanale di sinistra. Ora si pensa già al dopo Sanders. Cosa faranno i fedeli del senatore: sosterranno o no Hillary Clinton di fronte al candidato repubblicano Donald Trump? Il loro appoggio sarà senz’altro fondamentale per l’ex first lady. Secondo un sondaggio di Quinnipiac, oltre un terzo dei votanti di Sanders sono pronti a dare il loro appoggio al candidato democratico.

Una sostenitrice di Bernie Sanders a Santa Monica – Foto:Nicholson/Reuters

Inoltre, moltissimi intendono proseguire la rivoluzione politica alla quale ha accennato costantemente Sanders. “La campagna di Sanders ha avuto un effetto galvanizzante per un gran numero di persone”, ha scritto uno dei colonnisti del New York Times. Dal 17 al 19 giugno, una parte di loro si riuniranno a Chicago per un “summit” popolare (People’s summit) per tentare di prolungare i propositi della campagna elettorale di Sanders anche senza di lui.

Winnie Wong, un ex attivista del movimento Occupy Wall Street che ha ricoperto un ruolo chiave nella campagna elettorale di Sanders, ha già dichiarato che prenderà parte al movimento. “Non è di Bernie Sanders che si tratta ma del suo movimento”, ha detto.

Questa però non è l’unica iniziativa promossa dai suoi membri. Militanti ed ex membri del suo team hanno ugualmente lanciato un’iniziativa per un “Congresso tutto nuovo” (Brand New Congress). Il loro scopo è quello di eleggere candidati progressisti al Congresso di Washington per il 2018.

“Quello che Sanders decide di fare con il potere che ha acquisito è estremamente importante. Il modo con cui le sue truppe utilizzano il loro potere è altrettanto importante”, spiega Nation.

Dopo le convention di Philadelphia, le elezioni inizieranno davvero. Ci saranno tre dibattiti televisivi nelle ultime sei settimane prima delle elezioni. I candidati alla presidenza dovranno convincere ogni americano di avere le capacità per guidare il paese. Serviranno 270 voti elettorali per vincere le elezioni presidenziali 2016, che si terranno l’8 novembre. La cerimonia d’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America sarà invece il 20 gennaio 2017.

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