Francia, via allo sciopero illimitato contro Jobs Act

Francia, via allo sciopero illimitato contro Jobs Act

In Francia inizia la settimana degli scioperi illimitati. Ferrovie, raffinerie e trasporti bloccati dai sindacati per protestare contro il Jobs Act voluto dal premier Valls. Che ora cerca il compromesso.

Bisogna andare contro la “convergenza delle lotte”. Questa la mossa del premier Manuel Valls per arginare l’ondata di scioperi che paralizzeranno la Francia a partire da questa settimana. Così è stata declassata la mobilitazione sociale francese che sta caratterizzando le piazze e le scelte nelle stanze della politica ormai da mesi. Il governo infatti sta cercando il compromesso con le parti sociali, ora giunte allo sciopero illimitato. L’ultima strategia dell’esecutivo di Valls è minare l’unione dimostrata da tutti i lavoratori a livello nazionale, riducendo le richieste a mere questioni di settore e arrivando al compromesso con queste attraverso concessioni per ogni tipologia di lavoratori. Il governo sta provando a impostare un dialogo in questo senso che sia funzionale ai propri scopi.

Binari paralleli – Sabato scorso Valls ha contattato telefonicamente tutti i leader dei sindacati in lotta contro la riforma sul lavoro di Francia che trae origine dal Jobs Act renziano. Il governo sta cercando in tutti i modi di riallacciare un dialogo che non comprometta la sua sopravvivenza. Stasera comincia lo sciopero alle Sncf, eppure la Cfd – che ha un quarto dei macchinisti ferroviari – ha ritirato minacce di scioperi una volta convinta da Valls. Le motivazioni del passo indietro coincidono con gli intenti del governo: la protesta riguarda “solo” problemi specifici delle ferrovie, come l’organizzazione del lavoro in prospettiva di un’apertura delle rete ad altri soggetti privati. L’accordo è stato raggiunto grazie alla promessa del governo di non toccare il cosiddetto accordo “19-6”, che prevede per i lavoratori a riposo nel fine settimana di non avere turni dopo le 19 di venerdì e prima delle 6 di lunedì. Dall’altra parte l’Unsa non si allinea al dietro front della Cfd e conferma comunque lo sciopero anche grazie alle dimissioni di Guillaume Pepy, ormai ex presidente delle ferrovie francesi ritiratosi dopo il corteggiamento di Valls.

In riserva – Nel frattempo anche le linee urbane e le tratte commerciali saranno al centro degli scioperi. La Ratp – la metrò parigina – fermerà infatti il servizio da giovedì. I conducenti hanno stabilito lo sciopero senza definire la sua conclusione: di fatto la metrò di Parigi sarà chiusa fino a tempo debito. Nella capitale ci saranno anche problemi legati alla gestione dei rifiuti, con la Cgt che ha bloccato la discarica di Ivry-sur-Seine, la più grande della regione dell’Ile-de-France. Sul piano dei carburanti a Le Havre il porto della città , crocevia per i traffici di carburanti, resterà chiuso. Attualmente il porto in questione fornisce il 40% degli idrocarburi utilizzati negli aeroporti di Orly e Roissy. La conseguenza diretta vede a secco anche i distributori di benzina, praticamente vuoti e senza a carburante per le vetture: la multinazionale Total ha 6 raffinerie su 8 che lavorano a rilento.

Terrore liberale – Il governo sta attraversando da mesi la sua più grave crisi. Hollande e Valls devono fronteggiare questioni politiche interne che stanno segnando il loro declino. Il presidente ha ricevuto i premi Nobel scientifici del Paese che avevano protestato contro la minaccia di ingenti tagli alla ricerca promettendo fondi per 134 milioni di euro. Ma la promessa sembra un tentativo di tenere a bada una delle diverse parti sociali di Francia. Proprio su questo punto il governo sta cercando di fare leva per scacciare lo spettro della fine. Eppure i diversi rappresentanti istituzionali non stanno remando in questa direzione. In un’intervista al quotidiano Le Monde Pierre Gattaz, presidente del Medef, ha accusato Philippe Martinez della Cgt di essere a capo di un sindacato di «teppisti terroristi». Per Gattaz infatti la Cgt è responsabile dei comportamenti tenuti dai tipografi che la scorsa settimana hanno impedito l’uscita dei quotidiani (a esclusione de L’Humanité) che pubblicavano un intervento dello stesso Martinez: roba da «dittatura stalinista, da codice penale» secondo Gattaz. Lo stesso Gattaz risponde con una minaccia alla linea dura di Valls sul braccio di ferro della Loi Travail. Gattaz ha dichiarato che, se verrà modificato l’articolo 2 – quello sull’inversione della gerarchia delle norme che da priorità agli accordi aziendali su quelli di categoria – «chiederà il ritiro della legge». Nel clima rovente ci sono anche gli aspetti politici a infiammare l’Eliseo. Emmanuel Macron, attuale ministro dell’Economia, sta prendendo sempre più le distanze dall’esecutivo di Valls. Il suo neonato partito  “Le Marche” è la nuova frontiera della politica francese di stampo ultra-liberista, ancora più cinica e austera dell’attuale. Ma nel presente a tenere banco sono le voci di dimissioni sempre più intense per tutte le cariche legislative, in particolare per il ministro degli Interni Bernard Cazeneuve. Soprannominato “Gazneuve” per la linea dura delle forze di polizia di Francia durante le manifestazioni, Cazeneuve aspetta i risultati dell’inchiesta amministrativa sugli incidenti avvenuti giovedì scorso durante momenti di tensione tra manifestanti e polizia che hanno portato al coma artificiale e a lesioni cerebrali permanenti un giovane freelance.

 

 

 

 

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