Janna Jihad, reporter d’assalto a 10 anni

Janna Jihad, reporter d’assalto a 10 anni
La piccola Janna Jihad - Foto: Pourlapalestine.be

Janna Jihad è una bambina di 10 anni appena compiuti ed è una delle più giovani giornaliste del mondo. Residente nel villaggio di Nabi Saleh, nella Cisgiordania occupata, Janna, come altri bambini del posto, partecipa regolarmente alle manifestazioni contro l’occupazione israeliana. Ha iniziato a realizzare dei video documentando quanto accade da quando ha sette anni

NABI SALEH – “È un mestiere, ma non come tanti. Non é una cosa che fai andando a lavorare alle 9 del mattino e uscendone alle 5 del pomeriggio; è un atteggiamento verso la vita che muove dalla curiosità e finisce col diventare servizio pubblico: è missione”. Queste sono le parole di Tiziano Terzani che così descriveva il giornalismo. Una missione, un modo di vivere. La piccola Janna racchiude in sé l’essenza di queste parole e sembra essere una predestinata. Con grande coraggio ha deciso di documentare quello che succede nel suo villaggio. “Non ci sono molti giornalisti che inviano i nostri messaggi dalla Palestina verso il mondo e quindi ho pensato: perché non inviare il mio… e gli mostro così quello che succede nel mio villaggio?”, ha spiegato Janna ad Al Jazeera.

Un innato senso giornalistico, un’innata predisposizione a raccontare le proprie testimonianze rendendosi parte attiva nella divulgazione della storia del suo paese. Il tutto a solo dieci anni. Lei dice di essersi ispirata a suo zio Bilal Tamimi, un fotografo che con il suo lavoro ha mostrato al mondo la violenza dei soldati di Nabi Saleh. “Parlo di quello che succede”, ha spiegato Janna. “Vedo un’occupazione, dei soldati, dei carri armati e la polizia. Fanno un sacco di cose per farci andare via dalla nostra terra”.

La morte di due uomini del suo villaggio – suo cugino Mustafa Tamimi (ucciso da una granata a  gas) e un altro zio, Rushdie Tamimi (ucciso da un proiettile al rene) – l’hanno incitata a raccontare quello che succede in questo villaggio della Cisgiordania.

Dopo quel drammatico episodio,  questa bambina ha elaborato il lutto a modo proprio. Quello strappo violento dei suoi parenti alla vita ha maturato in lei la volontà di darsi da fare, di fare qualcosa. La molla è scattata e da allora non si è più fermata. Ha iniziato a spostarsi con la sua famiglia e sfruttando l’Iphone di sua madre ha fatto delle riprese a Gerusalemme e in Giordania. I suoi video mostrano tutto sulle persone che sono state arrestate nei posti di blocco, sulle manifestazioni e sulla violenza brutale esercitata nei confronti dei bambini palestinesi.

In qualità di bambina spiega che “i soldati prendono i giornalisti adulti e gli sequestrano le telecamere”. Su Facebook, Janna si descrive come una personalità importante del mondo dell’informazione e più di 22.000 persone sono state attirate dalla sua pagina che ospita diversi video da lei girati. I suoi reportage sono proposti sia in inglese sia in arabo.

“La mia telecamera è il mio fucile”, spiega Janna. “La telecamera è più forte del fucile… Posso inviare i miei messaggi alle persone ordinarie e posso trasmetterli ad altri”. Sua madre, Nawai Tamimi, ha detto di essere preoccupata ma fiera di sua figlia.

“Sono fiera di mia figlia perché, in quanto bambina, trasmette il suo messaggio al mondo. Condivide le sue paure e i problemi che ha per andare a scuola “, ha dichiarato la madre a Al Jazeera. “Ma ho paura per lei, quando l’esercito sbarca nel mezzo della notte e lancia gas lacrimogeno contro le case, attaccano i nostri amici che manifestano contro l’occupazione israeliana”

Lo zio di Janna Bilal, spiega che è stato difficile accettare il lavoro di Janna. “Dovrebbe giocare e studiare ma nella nostra vita non c’è scelta”, ha detto. Quando sarà più grande, Janna vorrebbe lavorare per la CNN o Fox News “perché non parlano della Palestina, e vuole fare reportage sulla Palestina”.

Quando gli chiedono come sarebbe un mondo ideale secondo lei, lei risponde senza nessuna esitazione “vorrei che fosse rosa”.

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