Cina: giornalisti in rivolta per la libertà di espressione

La censura di un editoriale che invoca riforme provoca l’ira dei redattori di un giornale di matrice “liberale” nella regione di Canton, nel sud del paese.  Da una ventina di anni, i media cinesi oscillano tra periodi di liberalizzazione e di ripresa. Il Presidente Xi Jinping prenderà ufficialmente il posto di capo di Stato soltanto dal mese di marzo, ma la pressione che esercita per l’abbattimento delle riforme sociali e politiche è già molto forte. Dall’inizio dell’anno, la stampa focalizza l’attenzione sullo scontro per la libertà di stampa di questo giornale di Nanfang Zhoumo, della provincia meridionale di Guangdong, bersaglio dell’apertura economica.  

Nella versione originale del biglietto di fine anno,la pubblicazione richiamava alla riforme politiche e al costituzionalismo. Un testo largamente oscurato finché non trovò l’ambiente adatto per diffondersi ampiamente, internet. Una sessantina di giornalisti di Nanfang Zhoumo si sono riuniti nella folla contro la censura mentre trentacinque ex reporters esigono le dimissioni del capo della propaganda locale. “Se i media non hanno credibilità e influenza allora come le parti al potere possono far sentire la propria voce e convincere il popolo ?”, chiedono giustamente i giornalisti. Ieri, qualche centinaia di persone hanno manifestato di fronte alla sede del giornale mentre un comitato di redazione riunitosi sabato avrebbe chiesto la pubblicazione di un rapporto sull’evolversi degli eventi alfine di svelare le verità di questo  caso, come precisato da un editorialista locale. In una lettera aperta i giornalisti insieme ad altri editorialisti affermano : ”E tempo di rivedere e di riformare i nostri politici sul controllo dei media”. Per molti questo caso assume il valore di un vero e proprio test per l’esecutivo che teme che la stampa possa minacciare l’armonia sociale.

Manuel Giannantonio

9 gennaio 2013

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