Libia. Vertice Vienna: sì alleggerimento embargo armi

Libia. Vertice Vienna: sì alleggerimento embargo armi

Iniziata a Vienna la conferenza ministeriale presieduta da John Kerry e Paolo Gentiloni. Il ministro degli Esteri italiano: «Slancio ai negoziati siriani e sostegno al governo di Tobruk».

Sono passate poche ore dall’inizio ufficiale del vertice viennese e qualcuno si erge a veggente. In molti infatti tra media e diplomatici avevano prospettato dopo la proroga della missione “Sophia” dei giorni scorsi un’alleggerimento dell’embargo sulle armi in Libia in chiave pro-Usa. Washington aveva avanzato richieste in questo senso per favorire la circolazioni di armi e mezzi utili alla lotta contro l’Isis nel Paese nordafricano. La decisione è effettivamente arrivata e sta caratterizzando il summit austriaco insieme alla questione siriana, i cui negoziati sono stati definiti come «iniqui».

Il vertice – La riunione ministeriale del Gruppo di sostegno è presieduta dal segretario di Stato americano John Kerry e dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. L’incontro diplomatico è stato fortemente voluto dai Paesi occidentali insieme ai quali partecipano anche ministri degli Esteri e una ventina di autorità arabe oltre a commissari e personalità di organizzazioni internazionali. Presenti anche il ministro della Difesa Pinotti e il presidente del Consiglio presidenziale di Tobruk nominato dall’Onu Mohamad Fayex Al Sarraj. Con lui anche Aguila Salhe, presidente della Camera di Tobruk, «l’unico governo legittimato a lavorare in Libia – come affermato da Kerry, che ha aggiunto – Appoggeremo il consiglio di presidenza e cercheremo di revocare l’embargo e fornire gli strumenti necessari per contrattaccare Daesh».

Libia – «I Paesi partecipanti – si legge in una bozza ufficiale – sono disponibili a favorire un percorso di alleggerimento dell’embargo sulle armi al governo Al Sarraj». Durante un’intervista al britannico Daily Telegraph, Sarraj aveva riproposto la questione alla comunità internazionale. «L’Occidente ha il dovere di aiutare la Libia – ha detto ancora il presidente di Tobruk, che ha sottolineato come il Paese – si senta abbandonato dalla comunità internazionale dopo l’intervento militare per rovesciare il regime di Muammar Gheddafi. Il nemico peggiore – ha proseguito il premier designato del governo di unità voluto dall’Onu – non è rappresentato dall’Isis ma dalle divisioni nel Paese e che solo l’unità nazionale permetterà di uscire da anni di difficoltà». Sarraj ha anche sottolineato l’indipendenza dell’esercito libico per gestire e manovrare azioni militari contro i terroristi. «Niente truppe di terra occidentali – ha spiegato Al Sarraj – I terroristi saranno sconfitti dalle nostre forze armate e non da milizie rivali. Gli occidentali – ha aggiunto il capo di Tobruk – saranno i benvenuti specie nell’addestramento delle truppe libiche a Tripoli». Ed è proprio su questo punto che fa leva l’azione dell’Europa, con Gentiloni che conferma la preparazione di piani per «addestrare ed equipaggiare le forze militari libiche così come ci chiede il governo di Sarraj. Il messaggio che arriva – spiega Gentiloni – è che la Libia rimane unita, non si alimentano divisioni: il governo di Sarraj sara l’unico protagonista nella lotta al terrorismo e del processo di stabilizzazione in Libia». In questo senso gli eventuali aiuti occidentali rientreranno nella missione “Sophia”, prorogata di un anno dopo la riunione nei giorni scorsi del Comitato politico e di sicurezza (Cops) per l’ingresso di navi Ue in acque libiche a scopi di addestramento. Dunque l’Italia non invierà soldati di terra in Libia prima di un’effettiva stabilizzazione del Paese nordafricano. A fare da eco alla decisione italiana parallela al vertice di Vienna anche Roberta Pinotti, ministro della Difesa, che in una conferenza all’Ispi ha affermato che «in passato la robustezza militare importata è stata vissuta come uno sfregio all’orgoglio di un Paese alimentando i fenomeni di terrorismo».

Scenario siriano – La Siria è il teatro più caldo dell’intera area medio orientale ed è parte delle questioni affrontante a Vienna. Nel Paese gli aiuti umanitari sono insufficienti e la tregua è costantemente a rischio. A riguardo Gentiloni ha espresso la volontà di «ridare slancio ai negoziati per consentire l’accesso degli aiuti umanitari alle città assediate». Tuttavia c’è il cessate il fuoco che non viene rispettato e che impedisce aiutare la popolazione dilaniata dal conflitto, tema centrale della conferenza stampa congiunta tra il Segretario di Stato Usa  Kerry, il ministro degli Esteri russo Lavrov e l’inviato speciale Onu in Siria Staffan de Mistura. Nel frattempo sulla piattaforma Change.org è partita la petizione digitale ideate e sottoscritta da numerosi vescovi cattolici e rivolta anche a “parlamentari e sindaci di ogni Paese”. Obiettivo: chiedere che «l’iniquità delle sanzioni alla Siria sia resa nota ai cittadini dell’Unione Europea, oggi assolutamente ignari, e diventi, finalmente oggetto di uns erio dibattito e di conseguenti deliberazioni».

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