Pakistan: Asia Bibi nella morsa degli islamisti

Pakistan: Asia Bibi nella morsa degli islamisti
Il volto della coraggiosa Asia Bibi - Foto: Acat

La donna di fede cristiana è tra due fuochi, da una parte il martello di un governo indebolito dallo scandalo “Panama Papers”, dall’altra i gruppi radicali che reclamano la sua esecuzione

LAHORE – “Giustiziatela subito”. I gruppi islamici radicali in Pakistan tornano alla carica. Chiedono l’esecuzione immediata di Asia Bibi. Poco importa lo Stato di diritto e la procedura giudiziaria in corso. In detenzione da sette anni, questa cristiana madre di cinque bambini, condannata a morte per blasfemia, ha lo sguardo rivolto verso la Corte suprema che deve ancora decidere se confermare la pena capitale o liberarla proclamando la sua innocenza. Se la seconda eventualità dovesse realizzarsi significherebbe per Asia e la sua famiglia l’espatrio per evitare un’esecuzione extragiudiziaria.

IL FATTO:

Il caso risale al 14 giugno 2009. Asia Naurīn Bibi è una lavoratrice agricola che lavora a giornata. In una delle sue giornate lavorative a raccogliere bacche, scoppia un diverbio con le lavoratrici musulmane. Gli era stato chiesto di prendere dell’acqua ma un gruppo di musulmane l’avrebbe respinta sostenendo che, in quanto cristiana, non avrebbe assolutamente dovuto toccare il recipiente. Il 19 giugno, le donne denunciano Asia Bibi alle autorità sostenendo che avrebbe offeso Maometto. Picchiata violentemente, rinchiusa e isolata in uno stanzino, è stata anche stuprata per poi essere arrestata pochi giorni dopo nel villaggio di Ittanwalai, nonostante la mancanza di prove concrete che sostengano l’accusa. Viene detenuta nel carcere di Sheikhupura.

Il 15 aprile scorso, il gruppo estremista Sunni Tehreek, legato al fondamentalismo indo-Paskitano della corrente “barelvi”, ha inviato i propri sostenitori a urlare per le strade “A morte Asia Bibi!” e lanciato un messaggio codificato al governo, sfidandolo a non modificare la legge anti-blasfemia.

In un comunicato reso di pubblico dominio, Sunni Tehreek accusa l’esecutivo di Nawaz Sharif di voler eleminare progressivamente la sharia (complesso di leggi islamiche) dalla legislazione nazionale e di aprire di fatto la porta a “una trasformazione del Pakistan in uno Stato laico e liberale”. E annuncia: “Noi non tolleriamo che una persona che abbia commesso peccato di blasfemia resti in libertà”.

Alla fine del mese di marzo, queste genere di manifestazione si è verificata dopo l’esecuzione di un islamista, Mutamz Qadri avvenuta a fine febbraio. L’uomo era colpevole di aver ucciso nel 2011 il governatore del Pendjab, Slaman Taseer, con il pretesto che fosse un sostenitore della legge anti-islamica. Inoltre, l’uomo aveva difeso Asia Bibi recandole visita in prigione e cogliendo l’occasione per ribadire la sua innocenza.

Circa tre settimane fa, un migliaio di manifestanti sono riusciti a penetrare nella zona rossa di Islamabad, dove sono concentrati i palazzi del potere. In questa zona, hanno protestato per quattro giorni di fila davanti al parlamento, generando un clima di forte tensione e mettendo sotto pressione le istituzioni. Gli islamisti hanno posto fine alla loro azione solo dopo aver strappato una dichiarazione scritta dal governo che garantisse loro che la legge sulla blasfemia non fosse toccata e che nessuna concessione sarebbe accordata alle persone condannate per blasfemia.

Oggi, i radicali sono più che mai intenzionati a difendere il loro governo approfittando del momento di debolezza governativa causata dallo scandalo “Panama Papers”. Il capo dell’opposizione pachistana, Imran Khan, ha promesso di prendere la guida di un movimento di protesta di fronte alla residenza del primo ministro a Lahore, per chiedere le sue dimissioni. Nawaz Sharif, per difendersi, ha annunciato la formazione di una commissione giudiziaria indipendente.

In questo contesto, il ministro degli Interni, Chaudry Nisar Ali Khan, ha annunciato una misura che vieta qualsiasi manifestazione pubblica nella capitale, sperando così di evitare l’ondata di protesta dei gruppi estremisti.

I cristiani temono effetti nefasti sulla sorte di Asia Bibi, tutt’ora chiusa in una cella di isolamento nella prigione di Multan. Le misure di sicurezza per proteggerla sono state rinforzate dopo la circolazione di alcune informazioni dei servizi segreti inerenti la volontà di alcuni gruppi estremisti di ucciderla direttamente in prigione. Per Asia è impossibile avere un po’ di pace neanche in cella.

In questa situazione di fuoco i suoi avvocati non vedono di buon occhio la possibilità di un’udienza a breve presso la Corte suprema. Per ora quindi, non resta altro che attendere. Sono sette anni che Asia Bibi attende.

([email protected])

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook