Stati Uniti: l’eterno dibattito sulle armi torna a far discutere

La sparatoria di Newtown rilancia di nuovo, negli Stati Uniti l’eterno dibattito sulle armi, il cui possesso è protetto dal secondo emendamento della Costituzione. Barack Obama ha chiamato all’uso di misure significative per impedire il ripetersi di una nuova tragedia mentre la strage appena avvenuta secondo la Casa Bianca non rappresenta il momento migliore per affrontare l’argomento. Tuttavia gli Americani restano divisi sull’opportunità di rinforzare la legislazione sulle armi, che ricordiamo nel 2009 hanno provocato la morte di 31 000 persone nel paese, tra i quali 18 000 suicidi.

Il sindaco della grande mela, Michael Bloomberg, militante di lunga data per il rafforzamento della legislazione in questione, ha sollecitato il Presidente Obama ad “inviare un progetto di legge al Congresso”.

 

Nel confinante Canada, il capo dell’opposizione della sinistra, Thomas Mulcair ( nuovo partito democratico), ha stimato che “il tempo di riflettere cu ciò che è accaduto e sui mezzi da intraprendere per impedire altre simili tragedie è giunto”. L’opposizione americana continua ad evidenziare che una simile riforma sia inadeguata in quanto nel noto secondo emendamento della Costituzione americana la lobby delle armi è consentita e loro continueranno a difenderla con le unghie e con i denti. Alan Gottlieb, fondatore della Fondazione per il Secondo emendamento, si è dichiarato “sicuro che la persona che ha commesso questa orribile tragedia sapeva di poter procedere senza che nessuno lo arrestasse”. 

L’America continua oggi ad essere per molti il paese di riferimento, l’American Dream è certamente ancora vivo come mito e meta per milioni di persone. Tutti noi abbiamo assistito alle recenti elezioni presidenziali americane schierandosi magari per uno dei due candidati, senza essere minimamente coinvolti non essendo cittadini americani e non godendo dunque del diritto di voto. Questo paese attrae molti nel mondo e costituisce fonte di ispirazione per molti. Da Wall Street a New York dalla quale dipende sostanzialmente l’economia mondiale, dall’esercito impegnato in guerre quanto o meno assurde ma al quale molti paesi sono ancora riconoscenti per recenti azioni belliche che hanno permesso di liberare molte nazioni altrimenti sottostanti a regimi politici altrui, dal mondo del cinema, alle sue stelle che ovunque creano folle entusiaste, al fascino della capitale e della sua storia che nasce con il mito dei padri fondatori. Ma questo paese rimane la patria delle contraddizioni se da un lato esiste il sogno dall’altro c’è il lato politico che si distribuisce su una rete composta da incongruenze incomprensibili. Com’è possibile che in un paese che pratica il culto della libertà, ci sia ancora la pena di morte, che possa esistere una struttura come Guantanamo Bay (benché si trovi a Cuba) all’interno della quale i diritti dell’uomo vengono calpestati con cadenza quotidiana e che un uomo qualsiasi possa entrare in possesso di un arma e scagliare la sua efferata violenza e frustrazione contro l’incarnazione dell’innocenza più pura, nell’ultimo luogo sul globo in cui una simile cosa possa verificarsi ?

Domande evidentemente che non trovano una risposta immediata, basti pensare alle recenti tragedie avvenute negli ultimi anni, la più recente riconducibile alla sparatoria di Denver in cui uno studente universitario munito di arma da fuoco penetri all’interno di un cinema per la prima proiezione dell’ultima pellicola cinematografica di Batman per scagliare una furia senza precedenti contro innocenti spettatori comodamente seduti per godersi il film e la sparatoria del centro commerciale dell’Oregon.

In questo caso l’ultima parola spetta a Barack Obama che avrebbe dovuto agire in questo senso prima che l’ennesima tragedia rappresentasse l’input necessario per fare qualcosa.

Manuel Giannantonio
15 dicembre 2012

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