Stati Uniti: la Clinton non sarà succeduta dalla Rice

Negli Stati Uniti, la designazione del nuovo segretario di Stato è una questione che diventa progressivamente sempre più complicata. Le feroci critiche e le nuove rivelazioni trapelate nelle ultime ore da parte dei repubblicani rendono la nomina di Susan Rice come successore ufficiale dell’attuale segretario di Stato americano, Hillary Clinton un operazione complessa.

Susan Rice, bersaglio dei repubblicani e argomento della discussa controversia ha rinunciato all’incarico ufficiale di segretario di Stato nella giornata di giovedì. Una decisione che probabilmente può essere stata suggerita dalla Casa Bianca, nonostante gli elogi del 44° Presidente degli Stati Uniti per il suo inviato presso l’ONU. Obama infatti ha sempre elogiato le qualità della Rice ripetendo che “ gli attacchi dei repubblicani sono infondati”.

Evidentemente l’amministrazione democratica non poteva permettersi il lusso di continuare a battagliare con i repubblicani per la conferma della Rice, specialmente considerando la delicata questione iraniana. Susan Rice ha annunciato la propria decisione in un’apposita lettere indirizzata al Presidente Obama. “Sono certa che potrei servire il nostro paese efficacemente in maniera adeguata a tale funzione… Tuttavia, so che la procedura di conferma sarà lunga, perturbante e dispendiosa Queste trattative non sono degne del nostro paese”, ha voluto evidenziare nella lettera la stessa Rice. 

Barack Obama ha voluto qualificare questa decisione come la prova della forza del carattere dell’interessata e la sua ammirevole determinazione nel concedere la priorità agli interessi della nazione. La Rice è stata nell’obiettivo dei repubblicani che volevano impedirgli di ottenere una nomina per il Senato in ragione delle sue posizioni con i media per quanto concerne l’attacco omicida contro il consolato americano di Bengasi in Libia l’11 settembre scorso. Dichiarando di avvalersi di documenti dell’agenzia di informazioni, affermò che l’attacco contro il consolato americano fu spontaneo e suscitato da un video antimusulmano, versione che si sarebbe dimostrata successivamente errata.   

La Rice inoltre era in stretta collaborazione con i senatori Jhon Mc Cain e Linday Graham, le cui voci hanno un evidente peso sulle delicate questioni della politica estera. La Rice fu sospettata di aver voluto deliberatamente imbrogliare gli americani sul carattere terrorista dell’attacco, per non influire in maniera probabilmente determinante sul bilancio Obama prima delle elezioni del 6 novembre.   

La sua candidatura è stata inevitabilmente resa ancor più improbabile in ragione dei legami intrattenuti dalla stessa candidata con Paul Kagamé, figura chiave nella politica del Ruanda. Questo legame ha avuto senz’altro un certo peso nell’influire sulle decisioni intraprese dall’ONU sul Congo.

Numerosi diplomatici hanno volute sottolineare le uscite poco diplomatiche di MS. Rice e il suo modo brutale di imporre le proprie posizioni. La stessa First Lady  Michelle, sua amica difende la sua posizione. Quanto al Presidente, ha confermato la permanenza della Rice all’interno delle Nazioni Unite, mantenendo il recente obiettivo di mobilitare il Consiglio di sicurezza dell’ONU ( uno degli organi che compongono l’organizzazione) sulla minaccia nucleare iraniana.  

La questione iraniana resta l’obiettivo fondamentale da affrontare per quanto concerne la politica estera. Il paese è infatti sospettato di volersi dotare di armamenti nucleare dietro la scusa di un programma nucleare di natura civile. Gli Americani stimano nel giro di tre  quattro mesi di  riuscire nel tentativo di convincere gli Iraniani a rinunciare all’attività nucleare, cosa che però potrebbe indurre Israele a colpire. In questo quadro di altissima tensione risulta evidente che una candidatura controversa come quella della Rice non può essere presa in considerazione. 

Manuel Giannantonio
14 dicembre 2012

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