Nigeria: “divento kamikaze per continuare a vivere”

Nigeria: “divento kamikaze per continuare a vivere”
Fati (nome fittizio) nel campo rifugiati di Minawao – Foto: CNN INTERNATIONAL

Si propongono di propria iniziativa per perpetrare attentati. Il loro scopo: sfuggire dalle grinfie dei loro aguzzini. Sotto il terrore targato Boko Haram in Nigeria, giovani donne si trasformano in armi mortali. Un reporter della CNN le ha incontrate

NIGERIA – La domanda è sempre la stessa. Come la risposta, racconta una giovane ragazza. “Venivano a cercarci”, ricorda Fati.  “Ci chiedevano: ‘Chi vuole diventare kamikaze?’ Si sentivano le urla delle ragazze: ‘Io, io!!!’. Lottavano tra loro per diventare quella che avrebbe indossato gli esplosivi”.

Questa settimana segna il secondo anniversario del rapimento di 270 studentesse nigeriane. Il movimento #Bringbackourgirls nato sui social network ha fatto prendere coscienza al mondo dell’attacco di Boko Haram nei confronti delle ragazzine. Ma dall’anno scorso, il gruppo islamico impiega una nuova tecnica rivoltante.

Diventare kamikaze per fuggire

Nuove statistiche allarmanti rilevate dall’UNICEF mostrano come il numero dei bambini kamikaze sia drammaticamente cresciuto in quattro paesi – Nigeria, Niger, Tchad e Camerun – dove Boko Haram conduce la sua campagna di terrore da due anni. È quasi incredibile. Queste giovani ragazze si battono tra loro per infilare cinture imbottite di esplosivo, non a causa dei metodi di indottrinamento brutali dei loro aguzzini ma perché la fame e le violenze sessuali incessanti che subiscono, addizionate ai bombardamenti continui  sopra le loro teste, sono diventate troppo pesanti da sopportare.

Cercano una scappatoia

Ho incontrato Fati nel campo rifugiati di Minawao nell’estremo nord del Camerun. Ha 16 anni e si nasconde sotto falso nome per proteggere la sua identità. Mi parla con sicurezza toccandosi i tre braccialetti che indossa. Gli sono stati tutti regalati dalla madre e oggi sono gli unici ricordi che ha di lei e della sua famiglia dopo il rapimento, così come altre ragazzine. “Se diventano kamikaze potrebbero avere l’occasione di incontrare dei soldati, per dire loro ‘ho una bomba con me’. Sperano di poter fuggire”.

Non c’erano scappatoie per Fati due anni fa quando dei combattenti di Boko Haram sono giunti nel suo villaggio del nord est della Nigeria. I suoi genitori avevano già speso 8 000 nairas per mettere i suoi due fratelli al sicuro. Non potevano fare altro.

Alcune delle ragazza rapite da Boko Haram – Foto: Layman.org

Dopo essere stata stuprata per la prima volta, il suo aguzzino gli ha offerto un regalo di matrimonio, una vestaglia viola e marrone con un velo che ha indossato per due anni. È stata spostata varie volte con lo scopo di evitare la sua scoperta per mano delle autorità nigeriane. Quando il suo rapitore si è assentato, lei ha colto al volo l’occasione ed è fuggita. Oggi ha ritrovato sua madre, che ha viaggiato per giorni interi per raggiungere il campo di Minawao e afferma che ci sono ancora numerose ragazzine prigioniere nella foresta. Alcune di loro si consegnano spontaneamente come kamikaze per morire nella speranza di aver un’opportunità di sopravvivere.

Le statistiche sono spaventose. La testimonianza di questa ragazza fa luce su una tragedia della quale non si parla abbastanza, per la quale non si fa abbastanza. Potrebbe essere la figlia di chiunque.

Cos’è Boko Haram?

Boko Haram, il cui nome significa “l’educazione occidentale è un peccato”, esorta l’applicazione della Charia. Attaccano il governo e se la prendono anche con i musulmani della regione.

Fondato da Mohamed Yusuf nel 2002, Boko Haram pratica il culto della personalità grazie ad un’aura naturale al proprio talento oratorio, il capo della setta indottrina senza troppi problemi i giovani del nord-est della Nigeria. Il giorno della sua morte, il suo braccio destro, Abubakar Shekau, lo sostituisce. Nelle sue apparizioni video, il nuovo capo ambizioso prolifera le sue minacce con il sorriso sulle labbra, rigorosamente in tenuta militare con l’inseparabile Kalachnikov.

Dal 2011, il gruppo ha preso di mira le chiese, le moschee e simboli del potere ma anche delle scuole, delle Università e i dormitori, massacrando studenti nel sonno. Una ferocia inaudita li spinge ad agire nel credo dell’Islam. I membri della setta devono sposarsi solo tra di loro. Questa pratica è agevolata dai rapimenti delle giovani ragazze e dall’incitamento del secondo matrimonio delle vedove dei martiri.

Nell’agosto del 2011, con l’attentato alla sede delle Nazioni Unite ad Abuja, dove morirono 23 persone, Boko Haram passa ad un livello superiore ed assurge a notorietà internazionale in qualità di setta terroristica. Il suo capo viene considerato come un terrorista su scala mondiale dagli Stati Uniti che hanno messo sulla sua testa una taglia da 7 milioni di dollari (5,3 milioni di euro).

In qualità di gruppo islamico, la dottrina di Boko Haram ha tutte le caratteristiche di un simile gruppo ma si differenzia da Al Qaeda per l’abbigliamento. L’intransigenza religiosa, il culto del capo sovrano, le tecniche di indottrinamento, l’intolleranza nei confronti degli altri musulmani ne fanno uno dei gruppi più temuti del mondo.

@TwitterManuManuelg85

Fonte: CNN

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook