I francesi contro la riforma sul lavoro

I francesi contro la riforma sul lavoro

Continuano le opposizioni contro la legge El Jhomri, la riforma sul lavoro voluta dal premier Valls e contestata da lavoratori e studenti.

Il governo francese sta scommettendo il briciolo di consenso che gli rimane. E lo fa sulla pelle dei lavoratori transalpini. Il 9 marzo scorso sono cominciate le manifestazioni contro la legge El Khomri, il Jobs Act francese che nelle cinque settimane successive ha fatto scendere nelle piazze parigini migliaia di persone. Il governo di Manuel Valls ha fatto passi indietro sui punti proposti nella legge, segno che le manifestazioni influenzano le decisioni politiche. Le persone susseguitesi durante le manifestazioni sono composte da studenti e lavoratori che hanno protestato in piazze, fabbriche e luoghi istituzionali come le università. Tutti, formano il cosiddetto movimento degli indignés, un onda umana ancora indefinita nei numeri, ma in cerca di diritti.

Cosa prevede la legge – Attualmente il codice del Lavoro permette il passaggio a 60 ore settimanali per «motivi eccezionali». Tuttavia il tempo di lavoro medio in Francia non puo’ superare le 44 ore settimanli per massimo 12 settimane. Il governo con l’eventuale promulgazione della legge, porterebbe il calcolo della media a 16 settimane permettendo di aumentare le ore di lavoro fino a 46 ore. Il punto rimane il rapporto di forza tra imprese e lavoratori. Con l’approvazione della riforma sul lavoro, gli imprenditori francesi avranno a disposizione maggiori strumenti per obbligare i dipendenti ad accettare determinate condizioni di lavoro: dal denunciare i cali della produttività fino ai licenziamenti illegittimi. Un punto quest’ultimo che mette un accordo tra sindacati e istituzioni anche alla luce dei tagli agli straordinari. Oggi in Francia le prime otto ore di lavoro straordinarie sono pagate il 25% in più, le successive il 50%. Valls invece propone di ridurre il costo mantenendo il minimo aumento al 10% con un recupero delle ore di lavoro spalmato in un arco di tempo fino a tre anni.

La questione indennità – In Francia i lavoratori possono richiedere cifre di risarcimenti senza tetti. L’unico limite è quello di una base di partenza del risarcimento che va da un minimo di sei mesi di salario, situazione simile all’Italia dove però le aziende chiedono costi certi. Con la proposta di legge del governo Valls, i francesi non potranno più avere tutele crescenti. Con le manifestazioni il governo ha fatto un passo indietro mantenendo l’indennità di preavviso, ma i lavoratori francesi non avranno un reintegro né il risarcimento minimo in caso di licenziamento illegittimo. L’esecutivo francese propone infatti indennità per 15 mesi di salario per i lavoratori con almeno 20 anni di servizio; 12 mesi per quelli con 10-20 anni; nove mesi con 5-10 anni; sei mesi con 2-5 anni; tre mesi al massimo per tutti gli altri. Paradossalmente in Italia, il Jobs Act è più “buono”: i dipendenti hanno diritto a due mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di quattro e un massimo di 24 stipendi.

 

 

 

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