Israele: paese inquieto dopo la decisione dell’ONU

Benjamin Netanyahu lo ha proclamato fino all’ultimo momento: la risoluzione adottata dall’ONU giovedì 29 novembre da parte dell’ONU, che ha riconosciuto ufficialmente la Palestina come Stato Osservatore non membro, “ignora completamente gli interessi di sicurezza di Israele; è parziale non fa progredire la pace, e non cambierà nulla”. Ma aldilà di questa posizione, ha incassato una pesante sconfitta che si manifesta nel crescente isolamento politico. 

 

Questa sconfitta è prima di tutto secondo il suo parere un errore di giudizio. Come l’amministrazione americana, il governo israeliano ha creduto che le minacce di rappresaglia avrebbero fatto indietreggiare Mahmoud Abbas, il Presidente dell’autorità palestinese, la cui capacità di resistere alle pressioni ha sorpreso tanto Gerusalemme quanto Washington D.C.

“Oltre la logica dell’Assemblea generale dell’ONU, che adotta tutti gli anni une decina di risoluzioni anti israeliane, la preoccupazione, è il voto europeo. Noi contiamo sulla Germania e la Gran Bretagna per votare contro la risoluzione; è come se avessimo perso”, ha dichiarato Netanyahu.

Dopo aver fallito i tentativi di modificare il testo palestinese, non restava altro da fare al governo israeliano di sforzarsi a limitare i danni evitando di invocare sanzioni troppo pesanti nei confronti della Palestina, la cui destabilizzazione avrebbe potuto rimettere la responsabilità della gestione della Cisgiordania nelle mani di Israele.

Israele continua a reclamare il ritorno di negoziazioni dirette con i palestinesi, ma i suoi dirigenti hanno evidenziato che Abbas non ha assolutamente preso posizione in questo senso qualificando inoltre il discorso di Netanyahu come “diffamatorio e velenoso”. Le premesse di una possibile negoziazione sono infondate, ed inoltre non fanno parte del trattato di Oslo del 1993. Israele dunque si dimostra preoccupata di questa importante conquista della Palestina che secondo le loro stime, forte ora di questa conquista presso l’ONU, chiederà presto l’adesione alla Corte Penale Internazionale per coinvolgerli in responsabilità civili e militari. Ricordiamo che l’Italia ha contribuito alla decisione dell’ONU confermando il proprio voto, insieme alla Francia, la Spagna e altri undici paesi dell’Unione Europea, mentre Germania e Gran Bretagna si sono astenuti.    

Manuel Giannantonio
30 novembre 2012

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