Panama Papers: ma che fine hanno fatto gli Americani?

Panama Papers: ma che fine hanno fatto gli Americani?

Il caso internazionale Panama Papers ha avuto un impatto modesto oltre l’Atlantico, specialmente perché gli Americani preferiscono, com’è noto, un’altra destinazione per l’evasione fiscale

NEW YORK CITY – Nel paese a stelle e strisce i Panama Papers hanno avuto un eco piuttosto ridotto in confronto alle reazioni del vecchio continente. Al punto che alcuni lettori del prestigioso e autorevole quotidiano della grande mela, “The New York Times”, si sono offesi per la scarsa attenzione mediatica nei confronti del caso. Soltanto 211 persone con indirizzo americano sono stati identificati negli oltre 11,5 milioni di documenti filtrati da un informatore del Mossack Fonseca, lo studio legale con base a Panama city, concepita come un paradiso fiscale, come ribadito dal sito Fusion che ha partecipato all’inchiesta.

Secondo gli esperti intervistati da “Politico”, gli Americani che vogliono fuggire alle imposte si rivolgono piuttosto ad agenzie con base nelle Bermuda, nelle isole vergini britanniche o a Singapore. Questo solo nel caso in cui non lo fanno negli Stati Uniti…. “È sfortunatamente troppo facile creare società anonime in alcuni Stati americani come il Delaware e il Nevada, quindi non c’è bisogno di finire a Panama”, indica Gabriel Zuckman, specialista dei paradisi fiscali.

A Panama, Mossack Fonseca non è certo un nome sconosciuto

Le rivelazioni del più grande scandalo mediatico della storia (Più di 370 giornalisti investigativi del mondo intero hanno lavorato per un anno alla realizzazione di 11,5 milioni di documenti) non sono ancore finite. Il direttore della redazione del quotidiano tedesco Süddeusche Zeitung, che ha giocato un ruolo chiave nell’inchiesta, lascia intendere a Politico che i prossimi articoli potrebbero riguardare molti americani.

Le prime vittime

Intanto la prima vittima della maxi inchiesta è Sigmundur Gunnlaugsson, Premier islandese e marito di Anna Sigurlaug Palsdottir. Nel 2007 blindò la sua dote personale derivata dalla vendita della società che aveva l’esclusiva nazionale Toyota nella società Wintris, alle Isole Vergini. Dopo due giorni di accese proteste nella capitale Reykjavik si è dimesso. In Cina, invece,  i media statali censurano tutte le notizie di Panama Papers ed è praticamente impossibile trovare notizie che riguardano il coinvolgimento di alcuni componenti del partito popolare comunista. In Francia Marine Le Pen, secondo i dati dell’inchiesta, avrebbe accumulato un tesoro di banconote, lingotti e monete d’oro nei Caraibi.

E gli Italiani?

Ci sono anche italiani coinvolti nel caso che tanto sta facendo discutere. L’Espresso, l’unico giornale italiano coinvolto nell’inchiesta, tramite Lirio Abate (membro del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi)  ha annunciato sui suoi account Facebook e Twitter che domani sarà pubblicata la lista che riguarda gli italiani che hanno depositato le loro somme nella società di Panama.

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