Le Pen: tutti i tesori della Presidente

Le Pen: tutti i tesori della Presidente

Marine e Jean Marie Le Pen coinvolti nello scandalo Panama Papers: avrebbero trasferito beni personali e del Front National ai Caraibi attraverso società offshore aggirando il fisco.

Hong Kong-Singapore-isole Vergini-Panama. Sarebbe questo l’itinerario appositamente creato da Frédérich Chatillon e Nicolas Crochet per trasferire fondi della famiglia Le Pen all’estero attraverso il sistema sdoganato dall’inchiesta giornalistica Panama Papers. I due fedelissimi della presidente del Front National, avrebbero usufruito delle consulenze dello studio legale panamense Mossack Fonseca per esportare ingenti somme di denaro da una società collegata al partito d’estrema destra francese. Stando alle ultime indiscrezioni pubblicate dal quotidiano francese Le Monde, Chatillon e Crochet avrebbero studiato “un sistema offshore sofisticato con l’obiettivo di far uscire fondi dalla Francia attraverso società schermo e fatture false e con la volontà di sfuggire ai controlli del servizio antiriciclaggio francese”.

Tradizione di famiglia – Già nel 2000, Jean Marie Le Pen avrebbe avrebbe trasferito le proprie ricchezze ai Caraibi attraverso la Balerton Marketing Ltd. Il tesoro della famiglia dell’estrema destra francese sarebbe composto da banconote, lingotti e monete d’oro tutte intestate a Gerald Gerin, ex maggiordomo e prestanome di Le Pen senior e di sua moglie Jany. Chatillon e Crochet, in questo arco cronologico di frode, chiudono il cerchio. I due sono entrambi amici di vecchia data di Marine Le Pen. Il primo è vicino alla donna dai tempi dell’università, dove partecipava diverse attività di un giovane gruppo d’estrema destra. Grazie al suo attivismo, Chatillon arrivò ai vertici del FN, ricoprendo il ruolo di “‘ambasciatore” del partito in Italia dove, nella sponda tra Roma e Parigi, stringerà rapporti con Casa Pound. In vista delle elezioni presidenziali e legislative del 2012 Chatillon dirige quindi la Riwal, società alla quale è affidata in esclusiva la gestione della propaganda elettorale del FN. Ed è qui che entra in gioco Crochet, il commercialista che aiuterà Marine Le Pen a organizzare il programma economico di quella campagna. Due anni più tardi i due saranno sospettati dalla giustizia francese di aver gonfiato le spese elettorali attraverso fatture false; documenti illeciti creati proprio attraverso la Riwal, con la quale avrebbero cercato di aumentare il gettito dei rimborsi previsti normalmente dallo Stato ai partiti. Nell’inchiesta Panama Papers, il gatto e la volpe francesi avrebbero trasferito 316mila euro dalle casse della Riwal attraverso il percorso a tappe che si concludeva con dirottamenti fiscali a Singapore.

La Francia nell’occhio del ciclone – L’inchiesta è stata pubblicata grazie al lavoro svolto a livello internazionale da 378 giornalisti appartenenti a testate di diversi Paesi associate all’ICIJ, International Consortium of Investigative Journalists. Per l’Italia, il settimanale “L’Espresso” ha partecipato all’inchiesta, definita come «la più grande fuga di notizie finanziare della storia»: oltre 11,5 milioni di documenti trapelati che coinvolgono magnati industriali, criminali, personaggi dello star system e politici di tutto il mondo, Francia inclusa. Nel paese d’oltralpe la famiglia Le Pen è solo una delle voci francesi all’interno delle fonti dell’inchiesta, tra queste emergono anche Societé Generale, che avrebbe creato 979 società a Panama attraverso la sede lussemburghese SG Bank and Trust Luxembourg. Se i documenti verranno confermati da SocGen, la società occuperebbe il quarto posto per numero di società offshore dietro Hsbc, Credit Suisse e Ubs.

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