Panama Papers: la più grande fuga della storia del giornalismo

Panama Papers: la più grande fuga della storia del giornalismo

Più di 370 giornalisti investigativi del mondo intero hanno lavorato per un anno alla realizzazione di 11,5 milioni di documenti grazie a un informatore del Mossack Fonseca, lo studio legale con base a Panama city, concepita come un paradiso fiscale. Si tratta della più grande fuga di informazione mai avvenuta nella storia dei media.

PANAMA CITY Panama Papers accumula superlativi. Ma cosa sono esattamente i Panama Papers? Sono gli 11,5 milioni di documenti emersi dagli archivi della sede legale del Mossack Fonseca di Panama, uno dei più grandi produttori mondiali di conti offshore.

Dietro all’ondata di rivelazioni sulle immense fortune nascoste da centinaia di personalità che hanno ricorso a Mossack Fonseca, si profila un’inchiesta giornalistica dalle dimensioni enormi, figlia di un trattamento dell’informazione sempre più specifico: il datajournalism. I documenti riguardano le attività di migliaia di società, alcune controllate da politici, capi di stato e banche di tutto il mondo.

“La più grande fuga della storia del data giornalismo ha appena visto la luce, e riguarda la corruzione”, ha twittato sul suo account Edward Snowden, che di fuga d’informazioni ne sa qualcosa. L’ex analista della CIA e talpa del Datagate, è stato al centro della più colossale fuga di informazioni confidenziali riguardanti i servizi segreti americani.

Il caso Panama Papers inizia un anno fa, quando una fonte anonima contatta il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung sottoponendogli documenti interni di Mossack Fonseca. Nei mesi successivi il numero di documenti forniti cresce, come spiega il giornale tedesco, fino a raggiungere 2,6 terabyte di dati. Una quantità di informazioni mai vista. I documenti sono di ogni tipologia: note, PDF, copie di fax, mails, ecc… La fonte anonima, precisa il quotidiano tedesco, “non reclama alcun compenso finanziario, nemmeno protezione per la sua sicurezza”.

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A quel punto il problema che si pone è: come gestire questa massa di dati? Il quotidiano tedesco decide di associarsi al Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ), che ha già coordinato numerosi progetti simili (OffshoreLeaks, LuxLeaks, SwissLeaks). Per un anno intero, più di 370 giornalisti di 107 media attraverso 76 paesi hanno collaborato per condividere questi documenti, decriptarli e analizzarli. Tra i media figurano L’Espresso, The Guardian (U.K), Le Monde (Francia), Aftenposten (Norvegia), La Nacion (Argentina), l’Ashai Shimbun (Giappone) e Ha’Haretz (Israele, giornale autore dell’inchiesta del nazista che uccideva per il Mossad, ndr) e The Mail & Guardian (Sud Africa).

“Questa fuga sarà probabilmente il più grande colpo mai messo a segno al paradiso fiscale in ragione dell’estensione dei documenti raccolti”, stima Gérard Rylé, direttore dell’ICIJ, citato dalla BBC, ugualmente partner del progetto Panama Papers.

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Cos’è Mossak Fonseca?

Mossack Fonseca, nota anche con Mossfon, è una società con sede a Panama, tra il Costa Rica e la Colombia. Il suo scopo è quello di occuparsi della creazione e della gestione per conto dei suoi clienti di società in paesi considerati “paradisi fiscali” come Panama, le Isole Vergini Britanniche, la Svizzera o le Seychelles.

Mossack Fonseca non discute dei suoi clienti per non violare il rapporto confidenziale alla base dei rapporti. La società ha difeso il suo operato, dichiarando la legalità di tutte le sue attività e che rispettano le regole in vigore per contrastare il riciclaggio di denaro. Mosscak Fonseca, inoltre, ha spiegato di non essere mai stata accusata di attività illegali e che ha responsabilità limitata sull’uso che i suoi clienti fanno delle società che crea e gestisce. La società ha tenuto a ribadire che  non si occupa direttamente della gestione dei patrimoni dei suoi clienti.

Avere soldi in una società di un paradiso fiscale è illegale?

Per molti paesi è lecito avere società in paradisi fiscali, tuttavia,  la quantità di soldi gestiti deve necessariamente essere dichiarata alle autorità. Si sa, i paradisi fiscali sono sfruttati per superare rigide burocrazie di alcuni paesi sullo scambio di valuta, per proteggere la ricchezza da furti e per gestire  pratiche di bancarotta. Molte volte però, i paradisi fiscali sono nel centro di attività illegali con lo scopo di evadere le tasse.  Un documento dell’inchiesta riporta come il 95% del lavoro è incentrato proprio su questo elemento.

 

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