Portogallo: approvato il rigoroso budget 2013

Il parlamento portoghese ha approvato martedì, il budget 2013, un budget di un rigore estremo che il governo stesso considera come indispensabile per una ripresa del paese, sotto assistenza finanziaria dal mese di maggio 2011.

 

“E un furto che sia il popolo a pagare”, “Salari bloccati, “disoccupazione portoghese” e “vergogna nazionale”, sono state le parole usate dalle voci dei manifestanti riuniti di fronte all’Assemblea del principale sindacato portoghese, la CGTP. Durante lo svolgimento di questa manifestazione, sostenuta dai cittadini apolitici, numerosi manifestanti hanno esibito cartelloni rossi per chiedere le dimissioni del governo.

L’approvazione del budget è stata una mera formalità, il governo di centro-destra ha disposto l’Assemblea di maggioranza assoluta. Il partito socialista e le altre formazioni di opposizione hanno naturalmente votato contro. Il budget 2013 prevede un alta generalizzazione delle imposte con un tasso del 14.5% per le più basse e del 48%  per le più alte.

Questo budget “è un ulteriore passo nel cammino della ripresa”, ha assicurato il ministro delle Finanze Vitor Gaspar, riconoscendo i “rischi e le incertezze” per la sua realizzazione. L’austerità proposta dal governo del Primo ministro Pedro Passos Coelho, rischia di aggravare la recessione che dovrebbe essere del 3% quest’anno mentre la disoccupazione dovrebbe raggiungere il 16% della popolazione attiva.   

Il governo prevede per l’anno prossimo un passo indietro dell’1% dell’attività economica ma spera tuttavia di riportare il deficit pubblico al 4,5% nel 2013. Di un rigore possiamo dire davvero senza precedenti questo budget 2013 dovrebbe permettere movimenti di 5.3 miliardi di euro, finanziati per più dell’80% dalle imposte.    

“Questo budget rappresenta una bomba atomica fiscale contro i portoghesi”, ha sanzionato il segretario generale del PS, Antonio José Seguro aggiungendo successivamente, ”il Primo ministro che rifiuta di riconoscere il fallimento della sua politica ha fatto adottare il più importante aumento delle imposte delle nostra democrazia”.

Per il Primo ministro comunque non finisce qui, l’estrema destra infatti insieme ai sindacati hanno fatto campagna perché il budget sia sottomesso alla Corte Internazionale nella speranza che sia revocato. Per quanto criticata nel suo paese la politica del Primo ministro continua a beneficiare di moltissimi sostegni europei in primis quella della cancelliera Merkel.  

Manuel Giannantonio
27 novembre 2012

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