Iran: la questione nucleare sul tavolo di Obama

L’America ha scelto il suo Presidente confermando Barack Obama. Una conferma che tuttavia comporta per il 44° Presidente americano, il dovere di proseguire negli impegni assunti quattro anni fa. Nello studio ovale ad attenderlo sulla scrivania che fu scelta dal Presidente Kennedy c’è una pila di dossier e tra loro c’è un documento che è diventato una patata bollente politica, la priorità del Pentagono, del dipartimento di Stato e della CIA. Potrebbe essere la fonte di una nuova guerra nel medio Oriente. Questo dossier si chiama Iran.

La prospettiva di vedere la Repubblica islamica diventare una potenza nucleare militare è sempre più probabile. In questo affaire internazionale nulla è sicuro. La campagna elettorale condotta negli Stati Uniti ha inasprito e indurito l’atteggiamento di Wasghinton D.C nei confronti della questione iraniana. Barack Obama ha difeso la stessa linea politica di Mitt Romney, i due infatti si accordarono sostanzialmente sulla stessa formula. Gli Stati Uniti affermano che non permetteranno all’Iran di dotarsi di armamento atomico e nella fattispecie della bomba atomica. 
Per questo secondo mandato, Obama presenterà il giuramento il 20 gennaio. Due giorni dopo Israele andrà ai voti. Ipotesi probabile dunque : Benjamin Netanyahou, il Primo ministro uscente, sarà confermato. Ha unito il proprio partito, il likoud con quello della vecchia destra israeliana, con Israel Beitenou, la formazione ultranazionalista di Avigdor Lieberman, attuale ministro degli Affari Esteri.

Netanyahou sceglierebbe Lieberman, estremista di tendenza xenofoba, come minitro della Difesa perché deciso ad agire contro l’Iran mentre si separerà da Ehoud Barak ex dirigente, convinto che senza l’appoggio degli Stati Uniti Israele non possa agire.
Gli Stati Uniti non utlizzeranno la forza si suppone, almeno per ora, ma farà quanto possibile per interrompere l’attività nucleare iraniana. La “linea rossa” americana come definita da Obama, è la fabbricazione di un arma. Se le sanzioni messe in atto recentemente a Teheran non interromperanno il programma nucleare iraniano, l’opzione militare rimane la più quotata. In questa ultima ipotesi, immaginiamo che l’Iran certamente risponderà e non rimarrà impassibile. Significherebbe guerra con conseguente estensione regionale.

Qual’ è il margine di manovra per Obama a questo punto ? “Sarà lui che definirà concretamente quello che significa la fabbricazione di un arma nucleare”, ha dichiarato Tertrais aggiungendo: “deve augurarsi che gli iraniani abbiano una buona percezione di questa linea rossa americana”. Il clima è certamente teso, i due paesi non hanno rapporti da una trentina di anni cioè dal 4 novembre del 1974, giorno della presa dell’ambasciata americana a Teheran. Certo, Obama ha poco tempo per festeggiare la propria storica rielezione, lo aspettano prove difficilissime e questa dell’Iran senz’altro si annuncia tra le più impegnative.

Manuel Giannantonio

7 novembre 2012

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