Elezioni Usa: un pericoloso “Super Trumpesday”?

Elezioni Usa: un pericoloso “Super Trumpesday”?

Al voto in 13 stati per il “Super Tuesday”, tappa fondamentale per la corsa alle presidenziali. Clinton favorita tra i democratici con Sanders a rischio uscita. Cruz possibile freno in Texas per un Trump sempre più favorito tra i repubblicani.

Oggi è il “Super Tuesday”, momento chiave per la scelta dei candidati presidenti tra le fila di democratici e repubblicani. Si voterà contemporaneamente in 13 stati tra cui il Texas, dove si assegneranno 155 delegati, federato col più alto numero di eleggibili tra quelli chiamati stanotte alle urne. Ed è qui che Cruz, proveniente proprio dallo regione texana, potrebbe frenare l’avanzata di Trump senza però probabilità di vittoria generale poiché  fermo al 10% nei sondaggi. Il miliardario è infatti favorito nonostante alcune analisi effettuate tra elettori non bianchi parlino di un 48% avverso alle sue politiche razziste e aggressive.

Arcobaleno è stato invece il numeroso gruppo di persone che hanno interrotto in Virginia un comizio del potenziale candidato repubblicano, pubblicamente alleatosi con il Ku Klux Klan. L’organizzazione è stata al centro di aspre critiche ed episodi di violenza; è di domenica scorsa infatti l’episodio che ha visto alcuni membri del gruppo d’estrema destra venire picchiati da cittadini afroamericani durante una manifestazione in cui inneggiavano all’odio razziale. Stamane il quotidiano francese Le Figaro ha sottolineato a riguardo come «si pensava che Trump non andasse avanti, ora invece spaventa democratici e leader europei». Attualmente la forza del candidato repubblicano è alta, in auge tra i suoi elettori con i suoi rigurgiti nazi-conservatori. Interessante è il filo dal quotidiano greco Kathimerini che, partendo dagli sgomberi nella “giungla” di Calais e agli scontri sul confino greco-macedone tra migranti e polizia, reputa strettamente legate l’ideologia «razzista» che pervade le politiche europee dei migranti in Europa e i progetti di Trump: questi vuole infatti costruire un muro al confine con il Messico. Un esempio per niente azzardato stando anche alle recenti alleanze tra il candidato repubblicano e i membri del Ku Klux Klan ai quali si aggiungono numerosi gruppi neofascisti sparsi nel mondo, Italia inclusa.

Una grafica sul possibile numero di delegati ottenuti per ogni candidato repubblicano. Crediti: Washington Post
Una grafica sul possibile numero di delegati ottenuti per ogni candidato repubblicano nel “Super Tuesday”. Crediti: Washington Post

Sul fronte democratico Hillary Clinton è data come potenziale vincitrice nonostante il 38% degli elettori vada contro i suoi punti programmatici. Tuttavia, lì nei paesi del sud dove suo marito Bill riuscì a emergere, tale percentuale seppure alta non dovrebbe ostacolare la corsa di Clinton nella campagna presidenziale; a farlo potrebbe essere invece Bernie Sanders. È infatti il senatore del Vermont a pesare sugli equilibri del partito dell’asinello pur essendo quasi fuori dai giochi. Lo sfidante di Hillary Clinton è debole nei paesi a maggioranza afroamericana e oggi, dopo i pessimi risultati in South Carolina, potrebbe vedere il gap dall’ex first-lady allungarsi definitivamente; ma i bernies giocheranno l’importante ruolo di ago della bilancia sui voti ottenuti nel partito democratico e il programma elettorale finale sarà fortemente influenzato dai temi portati avanti dal senatore.

Una grafica che mostra i possibili risultati per i candidati democratici Clinton e Sanders nei 13 paesi del "Super Tuesday". Crediti: Washington Post
Una grafica che mostra i possibili risultati per i candidati democratici Clinton e Sanders nei 13 paesi del “Super Tuesday”. Crediti: Washington Post

Tra le proposte, il lavoro salariato a 15$ l’ora e diverse politiche sociali improntante su un nuovo modello economico, distante dai mercati, e atipico per i tradizionali vincoli cui gli Stati Uniti sono legati. Fattori questi, che la stampa a stella e strisce non ha esitato a chiamare “il nuovo new deal” sulla falsariga delle politiche sul welfare adottato da Roosevelt dopo la crisi economica del ‘29. Salvo improbabili colpi di scena, Sanders si tirerà fuori rimanendo comunque l’uomo che ha proposto un’alternativa concreta alla politica americana. L’unico dubbio è se tutto ciò verrà tenuto in considerazione in caso che il futuro presidente dei Stati Uniti d’America sia democratico.

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