Iran: la prospettiva di nuove offerte dalle grandi potenze

L’articolo dell’autorevole New York Times pubblicato prima del dibattito incentrato sulla politica straniera tra Barack Obama e Mitt Romney, nel quale si parla di un accordo di principio tra gli Stati Uniti e l’Iran a proposito di negoziazioni bilaterali dirette previste sul dossier nucleare dopo le elezioni americane del 6 novembre, ha suscitato sicuramente una certa attenzione smorzando anche alcune critiche.

 

Accusato dal proprio rivale di “debolezza” di fronte all’Iran, Obama ha dovuto dimostrare la sua padronanza e lasciar valere la propria esperienza dimostrando che la combinazione di sanzioni e di azioni clandestine, non sono affatto prive di risultato, come osservato dalla diplomazia Europea.

Il Presidente americano ha smentito l’esistenza di un accordo con Teheran, il potere iraniano ha fatto lo stesso, ma ha omesso di commentare l’altra affermazione del New York Times, incentrata sull’esistenza di contatti intensi e segreti tra ufficiali americani e iraniani risalenti quasi all’inizio del suo mandato”.

Quello che appare chiaro ora nel quadro della questione americana-iraniana e che il rilancio dell’offerta del “5+1” sarà all’ordine del giorno molto rapidamente dopo l’elezione . A condizione che Obama sia effettivamente rieletto. Se contrariamente sarà eletto Presidente Mitt Romney, lo scenario sarà molto diverso. La propensione a lanciarsi in una nuova creatività diplomatica con l’Iran sarà certamente meno probabile.

La grande difficoltà, in entrambi i casi, è che l’elezione presidenziale iraniana, prevista nel giugno del 2013, si avvicina molto rapidamente. In un contesto di competizione politica già molto tesa in Iran, la questione di sapere chi a Teheran può servire da interlocutore agli Occidentali rimane un enigma.

La nuova offensiva condotta dalla squadra di Obama punta a realizzare più sanzioni in cambio di un significativo gesto dell’Iran sul suo programma nucleare civile. L’adozione dell’Unione Europea il 15 ottobre, di nuove misure sui gas iraniani e sulle risorse finanziarie sembrano figurare come una strategia di scambio moneta, come stimato dagli analisti dell’International Institute for Strategic Studies di Londra. 

Ciò permetterebbe di non toccare l’embargo petrolifero che colpisce l’economia iraniana in piena crisi dal mese di luglio e il verificarsi del peggioramento di questa situazione potrebbe indurre a nuove negoziazioni.

Allo stato attuale delle cose, queste negoziazioni sono in un autentico punto morto. L’Iran ha rifiutato lo schema proposto dal “5+1” che chiedeva uno stop ai processi di arricchimento dell’uranio al 20%, un evacuazione all’estero dello stock di questa materia e la chiusura della centrale di Fordow, situata nelle montagna al rifugio di attacchi aerei.

Teheran ha giudicato questa proposta qualificandola come “uno scambio di patatine per diamanti”. Teheran ha insistito su l’eliminazione completa delle sanzioni e il riconoscimento di un diritto all’arricchimento dell‘uranio. Il calendario della negoziazione a venire, se Obama sarà confermato, si annuncio molto pieno dato che Benjamin Netanyahu ha deciso a fine settembre di respingere la propria minaccia di attacchi aerei, posticipandoli alla primavera del 2013. 

Mentre la paura dello scenario militare rimane viva, la Russia questa estate ha tentato discretamente di giocare la propria parte nell’imbroglio nucleare, spingendo per il riconoscimento iraniano all’arricchimento dell’uranio. Gli Occidentali sono stati informati di questo colpo non apprezzando l’iniziativa ma Obama vuole mantenere un fronte comune con la Russia per conferire credibilità politica allo scenario diplomatico internazionale di fronte alla pressioni israeliane.

L’ambizione di Obama di iniziare un dialogo bilaterale discreto con l’Iran non è nuova come la sua attenzione particolare al programma nucleare iraniano.

Manuel Giannantonio

24 ottobre 2012

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