Perù: la cocaina riprende il volo

Perù: la cocaina riprende il volo
Scatti che testimoniano il traffico aereo di cocaina in Perù - Foto: idl-reporteros.pe

Da diversi anni, il traffico di cocaina per via aerea tra Perù e Bolivia si è sviluppato in maniera progressiva. Un mercante proficuo sul quale hanno indagato i giornalisti del sito IDL-Reporteros

PERU’ – Le piste di atterraggio sono illegali e difficile da localizzare. Situate nel bel mezzo della foresta in una regione prevalentemente montuosa, sono teatro di un traffico intenso di piccolo aerei clandestini. La maggior parte di queste piste si trovano nella zona di VRAE (Valle del Rio Apurimac y Ene), una regione isolata del Perù di circa 12 000 km2, zona nota per essere base del sentiero luminoso – un movimento insurrezionalista armato, dissidente del partito comunista, che conduce una guerriglia che ha provocato la morte di 70 000 persone tra gli anni ottanta e novanta.

IL SENTIERO LUMINOSO RINASCE DALLA PROPRIE CENERI

“Sorvolando la zona [nel marzo del 2015, ndr], il presidente Humala ha visto decine di piste di atterraggio che hanno fatto di questa regione aeroportuale la più estesa e la più attiva del paese”, scrive il sito IDL-Reporteros, sito di giornalismo investigativo. Da tre anni, spiegano, “una nuova generazione di narcotrafficanti boliviani, ha rilanciato la pratica del ponte aereo nel traffico di droga”, una partica utilizzata dai trafficanti tra la Colombia e il Perù tra gli anni ottanta e novanta.

Mappa della zona – The Times

I velivoli principalmente utilizzati sono vecchi Cessna. Non è difficile vederli schiantarsi nei pressi delle piste di atterraggio. Nel 2014 fino al marzo 2015, 25 di questi aerei hanno subito incidenti e sono stati intercettati dalla polizia. “A partire dei registri boliviani, sono poi risaliti fino ai proprietari”.

Uno degli aerei usati per il traffico di cocaina tra Perù e Bolivia – Foto: Telesurtv.com

Collaborando con il magazine peruviano Caretas, i giornalisti di IDL-Reporteros hanno pubblicato dei documenti originali che rintracciano la tratta degli aerei. Inoltre, si sono recati sui luoghi per indagare pubblicando successivamente una serie d’inchieste sul soggetto con tanto di video degli atterraggi e di partenze degli aerei carichi di droga. Nei loro reportage, i giornalisti svelano l’identità del proprietario boliviano di un gran bel numero di Cessna, si tratta di Martin Rapozo, e la sua fruttuosa attività si basa sull’importazione in Florida. Ma non è tutto. Il sito rivela come aerei ed elicotteri dell’esercito peruviano non hanno abbattuto gli aerei di Rapozo pur potendo farlo tranquillamente.

DISTRUGGERE LE PISTE O INTERCETTARE GLI AEREI?

Fino al mese di dicembre 2015, il governo peruviano aveva optato per la distruzione delle piste clandestine per lottare contro il ponte aereo del narco traffico. Nel corso dell’anno passato, circa 200 operazioni di distruzione delle piste illegali sono state condotte. Un successo relativo, come sottolinea il direttore di IDL-Reporteros:

“Le popolazioni vicine a queste piste, che sono diventate l’epicentro di un’economia locale molto dinamica intorno al traffico di droga, hanno reagito alla notizia della distruzione delle piste, con una gioia dissimulata. La riparazione di queste piste fornisce loro del lavoro, un lavoro generalmente ben pagato”.

Dall’inizio dello scorso gennaio, il governo peruviano ha tuttavia cambiato la propria strategia e messo in atto “un protocollo d’intercettazione in volo di piccolo aerei sospetti”, come annunciato dalla radio peruviana. Per anni il Perù ha sospeso questo tipo di manovre, “dopo il 2001 un aereo che trasportava una famiglia di missionari americani è stato abbattuto per errore da un caccia peruviano”, spiega il giornale boliviano Pagina Siete.

Elicottero dell’esercito peruviano che incontra uno degli aerei della droga

(Video: IDL-Reporteros)

Il responsabile della lotta antidroga in Perù, Alberto Otarola, spera di “distruggere questo ponte aereo di far precipitare radicalmente la produzione di traffico di droga nel Vrae”, riporta “Pagina Siete”. Secondo le stime, circa 300 voli clandestini attraversano questa regione. Ognuno di loro importa verso la Bolivia 300 chili di cocaina.

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