Litvinenko: l’uomo che condusse l’inchiesta sulla sua morte

Litvinenko: l’uomo che condusse l’inchiesta sulla sua morte

Il 21 gennaio il rapporto britannico sull’assassinio di Alexandre Litvinenko, ex spia del KGB esiliato a Londra, è stato pubblicato rinforzando l’ipotesi dell’assassinio ordinato dal presidente russo, Vladimir Putin. Il britannico “The Guardian” pubblicava un’inchiesta prima ancora che lo stesso Litvinenko ne conducesse una proprio sul suo caso

MOSCA – L’inchiesta pubblica indipendente sulla morte di Alexandre Litvinenko, ex spia del KGB avvelenato con il polonio-210 (un milligrammo di questo metalloide emette lo stesso numero di particelle alfa di 5 grammi di radio ed è mortale), nel luglio del 2006 a Londra, ha reso di pubblico dominio le sue conclusioni. Il giornalista Luke Harding, corrispondente a Mosca dal 2007 al 2011 e autore di “Mafia State”, consacrato alla Russia di Putin, segna una lunga inchiesta sul caso Litvinenko. Ricostruisce ora per ora la giornata del 1° novembre 2006. In quel giorno Litvinenko incontrò due agenti russi, Andrei Lougovoi, deputato di un partito nazionalista e l’uomo d’affari Dmitri Koytoun nel Millenium Hotel, situato nel centro di Londra. Sarebbe stato proprio Dmitri Koytoun a versare l’isotopo radioattivo nel suo tè.

Inoltre, rivela 18 conversazioni della durata di 8 ore e 57 minuti, completamente riscritta e tenuta segreta per otto lunghi anni dalla polizia britannica, alla quale lo stesso Litvinenko attribuisce elementi importanti quanto decisivi nello svolgimento del suo caso. Sul letto in cui ha perso la vita, ha ugualmente accusato Vladimir Putin di aver dato l’ordine per il suo assassinio consegnando la richiesta ai servizi segreti russi. Un’accusa che ha permesso agli investigatori di procedere le loro ricerche.

Elenco dei personaggi russi di una certa rilevanza e influenza (molti giornalisti), uccisi nel periodo di presidenza Putin – Infografica: Bloombergnews

“L’ex spia russa sarebbe stata uccisa anche per volere del Cremlino”, ricorda Luke Harding. Alcuni nazionalisti ucraini, come Leon Trostki o il dissidente bulgaro Georgi Markov furono assassinati con l’intento di ‘proteggere il socialismo’”. Abbandonate sotto la presidenza di Boris Eltsin, queste pratiche sono riapparse nel 2000, con l’arrivo di Vladimir Putin al Cremlino e hanno mirato giornalisti e difensori dei diritti dell’uomo suscettibili di ostacolare “gli interessi finanziari di Putin e del suo entourage”.

Il giornalista afferma: “Ex agente dei servizi segreti nei primi anni novanta, Litvinenko era scioccato di scoprire fino a che punto le organizzazioni criminali fossero penetrate nelle forze dell’ordine russe. Secondo lui, l’ideologia criminale aveva sostituito l’ideologia comunista. Era il primo a descrivere la Russia di Putin come uno Stato mafia, nel quale i ruoli di governo, delle organizzazioni criminali e dei servizi segreti erano diventati impossibili da smantellare.

Fonte: The Guardian

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