Cuba: a Guantamo i terroristi dell’11 settembre attendono il processo

Gli accusati dell’11 settembre sono usciti dalla loro condizione di “mutismo” in vista del loro ritorno di fronte alla giustizia militare presso il carcere americano di Guantanamo, il cervello che è stato dietro gli attentati dell’11 settembre denuncia un tribunale “senza giustizia”. Questa udienza di cinque giorni indirizzata al processo che non dovrebbe aprirsi prima di un anno a Guantanamo, dopo che ne sono passati undici dagli attentati che hanno cambiato per sempre il volto di New York city e del Pentagono, e nonostante i vari tentativi dell’amministrazione Obama di organizzarlo di fronte a un tribunale di Manahattan.

 

“Non credo che ci sia nessun tipo di giustizia in questo tribunale”, ha denunciato Khaled Cheikh Mohammed, che ha rivendicato senza timori gli attentati. Inoltre ha proseguito rispondendo alle domande del giudice militare, sui suoi diritti a sostenere il processo. Seduti su una panchina che li divideva fisicamente, i terroristi hanno comunque parlato tra di loro durante le cinque ore dell’udienza, nonostante il vetro che li divideva dalle persone presenti tra le quali vi erano parenti delle vittime. Uno di loro ha colto l’occasione durante una pausa della stessa udienza per srotolare un tappeto sul quale ha eseguito la sua tradizionale preghiera.

Questi detenuti di “grande valore”, detenuti presso il carcere militare di Guantanamo Bay in condizioni di massima sicurezza, hanno segnato la loro prima apparizione di fronte alla giustizia in cinque mesi con una partecipazione più attiva rispetto a quella mostrata nell’atto di accusa del 5 maggio. Dopo un tentativo vano di giudicarli nel 2008, sfidarono il giudice con un rifiuto ostinato alle domande poste nei loro confronti.

“A maggio erano in resistenza pacifica, oggi hanno partecipato ma non significa che riconosco il grado legittimo di questo tribunale”, ha dichiarato alla stampa James Connell, avvocato di uno dei detenuti, M.Baluchi.

Baluchi, 47 anni, che ha fatto gli studi negli Stati Uniti e parla correttamente l’inglese, ha scelto di rispondere in arabo lunedì, a differenza del proprio nipote. Quest’ultimo chiamato Ali Abdoul Aziz Ali, ha risposto con senso dell’humour “che farà una sorta di diario” nella sua cellula di Guantanamo, mentre il giudice gli chiedeva se capiva la procedura che lo riguardava considerando anche l’evasione dalla struttura. “Fuggire dalla prigione ?” ha chiesto con aria perplessa il diretto interessato. Nel momento in cui la difesa ha posto una domanda il giudice ha autorizzato gli accusati a non partecipare ai dibattiti martedì. Tuttavia il governo ora invoca la sicurezza nazionale mentre la difesa, sostenuta da 14 media, l’associazione della difesa delle libertà civili Aclu e la pubblicità vuole assolutamente che sia garantita la trasparenza dei dibattiti.

Manuel Giannantonio

16 ottobre 2012

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