Cosa ha detto “El Chapo” al reporter d’élite Sean Penn

Cosa ha detto “El Chapo” al reporter d’élite Sean Penn

Cosa ci fa l’attore e regista Sean Penn con il più potente uomo del cartello messicano dei Sinaloa “El Chapo”? La sua intervista è stata un modo per arrivare all’arresto del criminale? In ogni caso il filmato è già un cult

I grandi cuochi dicono che i piatti migliori iniziano dalla qualità degli ingredienti. Se hai un’intervista condotta da un grande attore e regista di Hollywood da una parte e probabilmente il più grande criminale in circolazione dall’altra, sei decisamente a buon punto. Sean Penn è sempre stato un outsider. Un uomo in grado di lanciarsi in sfide estreme. L’ha sempre fatto nella sua carriera, sia come attore, sia come regista. È un uomo impegnato a 360° e non ha mai fatto mancare il suo appoggio per le cause che riteneva più importanti, contrario alla guerra in Iraq, pubblicò “War Made Easy”, ha sostenuto nel 2012 la campagna elettorale di Hugo Chavez in Venezuela e ha agito come volontario per aiutare le vittime dell’uragano Katrina a New Orleans in Louisiana nel 2005. Questo eclettico personaggio, recentemente ha regalato un’inattesa perfomance da borderline che ha lasciato molte persone letteralmente “spiazzate”. Una perfomance, dettata dalla vanità in qualsiasi modo si voglia vedere la faccenda (il numero uno del narcotraffico vuole un’intervista con te? Difficile rifiutare immaginandosi le conseguenze mediatiche del caso) ma anche dalla voglia di scoprire cosa si nasconde dietro a quell’uomo così potente.

Lo scorso ottobre, Penn ha intervistato “El Chapo” nel suo nascondiglio. Il resoconto della conversazione di questi pezzi da 90, chi per un verso, chi per un altro, è stato pubblicato da “Rolling Stones” sabato 9 gennaio, qualche ora dopo l’arresto del boss dei Sinaloa, il più potente cartello del narcotraffico sul continente a stelle a strisce. Il roccambolesco incontro è stato possibile grazie all’intermediazione di un’attrice messicana, Kate Castillo, che dichiarò pubblicamente nel 2012 di fidarsi di più del re della droga che del governo messicano. È proprio attraverso questa donna che Sean Penn, desideroso di realizzare un film su El Chapo, ha lasciato l’America direzione Messico una mattina di ottobre. Una volta sbarcato sul territorio messicano, Penn è stato immediatamente scortato dagli uomini di Joaquin Guzman, tra i quali il figlio, che lo hanno accompagnato fino al nascondiglio. L’attore ha potuto chiacchierare con il boss – grazie alla traduzione di Kate Castillo – della sua relazione con l’ex presidente venezuelano Chavez e ha menzionato anche Donald Trump. Sorridente e ironico ha parlato anche dell’amico “Pablo Escobar”, spiegando le sue relazioni commerciali da “Barone della droga” nel mondo intero. Dopo questa discussione i due hanno convenuto di incontrarsi otto giorni dopo per un’intervista più formale di due giorni che non è mai avvenuta.

L’attore e regista Sean Penn autore dell’intervista e l’attrice messicana Kate Castillo che ha reso possibile l’incontro – Foto: voxpopuli

Per poter pubblicare questa prima intervista decidono di procedere via messaggistica con il servizio BlackBerry Messenger e che Guzman avrebbe registrato le sue risposte con un video. Ecco arrivare quindi 17 minuti di intervista all’attore, che sottolinea che alcune domande sono poste direttamente mentre altre sono parafrasate. El Chapo inizia dalle origini raccontando la sua infanzia a Badiraguato, nello Stato di Sinaloa, in cui viveva con la sua famiglia modesta e povera, dove ha iniziato a 6 anni a lavorare vendendo pane che confezionava sua madre. Successivamente spiega che in quel posto non c’è lavoro e che l’unica maniera di cavarsela è coltivare marijuana e venderla. Cosa che racconta di aver fatto per cominciare.

Riconoscendo che “la droga fa delle stragi”, rifiuta comunque di assumersi parte delle sue responsabilità nell’aumento della tossicodipendenza, “il giorno in cui non ci sarò più, non cambierà niente”, si giustifica. “Sfortunatamente, da dove vengo io non ci sono altre alternative per sopravvivere, non ci sono mezzi per lavorare con la nostra economia, per guadagnarsi da vivere”. Joaquin Guzman spiega come il “traffico di droga faccia parte della nostra cultura ancestrale. E non solo in Messico. Nel mondo intero” e che il suo “business”, che rifiuta di qualificare come cartello, “non sparirà con il tempo” con la domanda sempre più alta. El Chapo, infine, si dice “felice di essere libero perché la libertà è veramente bella”.

Joaquin Guzman detto “El Chapo” durante una delle fasi della sua cattura l’8 gennaio 2016 – Foto: CBC

Guzman è un personaggio che probabilmente è stato catturato per un eccesso di vanità che ricorda molto i mafiosi che amano farsi ritrarre nelle sembianze di Scarface (Tony Montana) o dei Corleone del Padrino. Capo del potente cartello Sinaloa, El Chapo era già evaso una prima volta nel 2001, dopo una precedente cattura datata 1993. È stato arrestato nel febbraio 2014 nel nord-ovest del Messico ma ancora una volta è riuscito a fuggire, imbarazzando il governo e la sicurezza messicana, molto probabilmente corrotta. Tuttavia, venerdì scorso la sua fuga è finita, almeno per ora. Un raid condotto dalle forze messicane nella zona di Los Mochis ha permesso un nuovo arresto (definitivo?). L’uomo si trova ora ironicamente nello stesso penitenziario dal quale è recentemente fuggito sei mesi fa. Il governo messicano è pronto a rispondere positivamente alla richiesta di estradizione formulata dagli Stati Uniti. I servizi della giustizia messicana esamineranno al più presto i mezzi di questa estradizione e il narcotrafficante potrebbe essere consegnato nelle mani dell’America per rispondere alle accuse di traffico di droga. Questa estradizione permette di evitare che il criminale possa sfruttare le sue immense risorse economiche per corrompere i responsabili del penitenziario.

La sua evasione provocò alcune tensioni diplomatiche tra il Messico e gli Stati Uniti che vogliono processare il trafficante per aver organizzato il contrabbando di diversi miliardi di dollari sul territorio americano e per essere il mandante di diversi omicidi nell’ambito della guerra tra i cartelli messicani.

Ecco il video dell’intervista:

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