Portogallo: in strada contro il furto dei salari e delle pensioni

Decina di migliaia di portoghesi si sono riuniti sabato 29 settembre a Lisbona a l’appello dei sindacati per gridare il loro rifiuto sulla politica di rigore condotta dal governo di centro destra, che si appresta ad accentuarla al fine di ottenere impegni internazionali. La piazza del commercio, situata nel cuore della capitale, era letteralmente invasa dalle persone nel pomeriggio. Secondo le stime della stampa, può contenere tra le 70 000 e le 175 000 persone.

Questa manifestazione “contro il furto dei salari e delle pensioni” è stato organizzata dalla CGTP, la prinicipale confederazione sindacale portoghese ma conta sul sostegno dei movimenti degli indignati e di un gruppo di cittadini che  hanno già precedentemente organizzato movimenti di protesta.

Testimone di una collera intensa e crescente la riunione di piazza del 15 settembre è stata la più importante del Portogallo dopo che il paese ha ottenuto, nel maggio del 2001, un aiuto di 78 miliardi di euro dall’Unione Europea e dal Fondo monetario internazionale.

Di fronte alla folla, il segretario generale della CGTP, Armenio Carlos, ha chiamato all’”unità di tutte le vittime di questa politica” e ha annunciato per il 3 ottobre una riunione della centrale dei sindacati che “discuterà della convocazione di un grande sciopero generale”, nel tripudio di bandiere sindacali prima di disperdersi nella calma sopraggiunta pochi istanti dopo il suo discorso.

In cambio di aiuti e di veri e propri “salvataggi finanziari”, Lisbona si è applicata nel mettera in opera una severa cura di rigore ma la recessione economica e la disoccupazione si sono notevolmente aggravate e il governo di centro destra fatica a reggere i conti pubblici. Il deficit del budget del paese è aumentato fino al 6,8% del PIL, una cifra ancora lontana dall’obiettivo del 5% per quest’anno. Un controllo rinforzato delle spese e un un conseguente aumento delle imposte dovrà ricondurre il deficit finanziario al 4,5% del PIL, contro un obiettivo del 3%, facendo dunque un economia supplementare di 4,9 miliardi di euro che implicheranno una nuova alta tassa di imposta. 

Manuel Giannantonio

30 settembre 2012

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