Siria: bilancio sempre più pesante

L’esercito siriano ha bombardato alcune località in cui si rifuggiavano i ribelli e il bilancio delle vittime continua a salire drasticamente senza cessare di appesantirsi. Mentre nessuna soluzione è prevista per porre fine alla guerra civile scatenata dalla repressione sanguinosa di una contestazione popolare, le violenze si intensificano con il loro numero quotidiano di morti, di distruzioni sul fondo di un drammatico blocco diplomatico persistente.

Ai margini dell’Assemblea generale dell’ONU tenutasi a New York, gli Stati Uniti hanno chiesto al Consiglio di sicurezza di tentare ancora una volta di trovare un accordo per mettere la parola fine agli spargimenti di sangue in Siria e il capo della Lega Araba Nabil al Arabi ha ricordato i dissacordi esistenti su questa azione.

Gli Occidentali e numerosi paesi arabi reclamano l’uscita di scena del presidente Bachar al Assad che vuole finire a tutti i costi quello che ha iniziato menre la Russia e la Cina rifutano qualsiasi intervento nei confronti del regime. Nel frattempo numerosi civili sono stati uccisi nei bombardamenti che continuano a verificarsi nella zona secondo quanto riferito da una ONG. Altri chiari segni di un ampiezza del disatro di portata umanitaria i circa 700.000 siriani stimati dall’ONU che si rifugiano nei paesi confinanti. Secondo l’alto commissariato per i rifugiati, più di 500.000 siriani sono già fuggiti dal loro paese tra i quali molte donne e bambini.

Mercoledì almeno 305 persone, di cui almeno 200 civili sono morti nel più pesante bilancio registrato in una sola giornata dal mese di marzo 2011, secondo una stima dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’Uomo (OSDH). Il conflitto ha fatto più di 30.000 morti in totale e gli scontri si susseguono con grande violenza. I soldati cercano di far sloggiare gli insorti che oppongono una forte resitenza e moltiplicano gli attacchi mentre nella principale regione petrolifera della Siria, a Hassaka (Nord Est), degli sconosciuti hanno fatto esplodere un oleodotto.

Manuel Giannantonio

27 settembre 2012

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