Charlie Hebdo, vignette su Maometto: nuove proteste, non solo dal mondo islamico

Continuano le proteste nel mondo islamico rinvigorite dalla pubblicazione di vignette “sarcastiche” su Maometto del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, già al centro di polemiche in passato quando lo scorso mese di novembre aveva annunciato l’uscita di un numero speciale dedicato alla vittoria degli islamisti di Ennahda nelle elezioni tunisine. Per l’occasione la copertina aveva un intestazione modificata, da Charlie Hebdo a Charia Hebdo (per scherzare sulla sharia) e come “direttore straordinario” niente di meno che Maometto, che compare anche in copertina rassicurando i lettori con questa frase: “Cento frustate se non morirete dal ridere”.

 

Le vignette pubblicate quest’oggi invece, che raffigurano Maometto nudo e in pose sconce (un chiaro riferimento al topless di Kate Middleton, con un Maometto nudo e con corpo femminile), hanno ricevuto la condanna da parte della comunità cristiana ed ebrea. Il Vaticano ha definito la mossa: “un gesto che rischia di aprire un nuovo fronte di protesta”.
Sta di fatto che il giornale, nel giro di poche ore, ha venduto ben 75mila copie e fin ora nonostante gli avvertimenti di Stati Uniti e di altri Paesi occidentali, le autorità di Parigi non hanno bloccato il giornale insistendo sul diritto alla libertà di stampa.
Manuel Valls, ministro degli Interni francese ha dichiarato: “La libertà di espressione è un diritto fondamentale, la satira è parte di tale diritto fondamentale”.
Pur condannando questi disegni come un insulto al Profeta, le organizzazioni musulmane francesi hanno diffuso comunicati nelle principali moschee del Paese in cui invitano a non cedere alla provocazione isolando gli elementi che incitano alla violenza.

Ancora una volta quindi il settimanale ha sollevato polemiche nel mondo islamico ma questa volta le conseguenze potrebbero esser molto più gravi che in passato se si considera che le proteste per il film blasfemo su Maometto (made in U.S.A) ad oggi non si sono ancora placate. Tutto era cominciato a partire dall’uccisione dell’ambasciatore statunitense in Libano, Christopher Stevens e di altri tre funzionari, le proteste si sono poi allargate in quasi tutto il mondo islamico dall’Africa all’Australia ed Al-Qaeda ha più volte inneggiato alla violenza contro i paesi occidentali.

Un centinaio di manifestanti, che si sono presentati come «studenti», si sono riuniti davanti all’ambasciata francese a Teheran al grido di «Morte all’America» e «Morte alla Francia». La protesta non autorizzata, secondo le informazioni fornite all’ambasciata dal ministero degli Esteri iraniano ed è sotto controllo delle autorità.

Parigi potrebbe esser al centro di nuove manifestazioni, già nella giornata di ieri il governo d’oltralpe aveva deciso di chiudere scuole e ambasciate in venti Paesi, oggi la polizia ha negato il permesso per una manifestazione contro il film su Maometto che si sarebbe dovuta tenere sabato davanti alla Grande Moschea di Parigi. Mentre in Egitto i Fratelli Musulmani hanno chiesto, attraverso un comunicato stampa, al governo di Parigi di prendere una misura «decisa e urgente» contro Charlie Hebdo, cosi come fatto già per le foto di Kate Middleton.

Le vignette satiriche hanno causato nuove manifestazioni anche in Afghanistan, dove circa 300 studenti riunitisi a Kabul hanno intonato slogan di questo tipo: “Morte alla Francia, morte agli Stati Uniti”, “Morte agli Stati Uniti”, “Lunga vita all’islam, lunga vita all’Afghanistan”.

L’innocenza dei Musulmani. Intanto nuovi retroscena sul film che ha causato tutte queste violenze escono fuori. Nella giornata di ieri una delle attrici del film Cindy Lee Garcia ha affermato che tutto il cast era all’oscuro del reale intento del regista.

Nakoula, su cui pende una condanna per truffa, avrebbe infatti reclutato gli attori per girare un film storico ambientato nel deserto. Il film sarebbe stato montato solo in seguito in modo da rappresentare una storia su Maometto. Secondo l’attrice inoltre buona parte delle sue battute sono state doppiate con frasi offensive. “Durante le scene non ho mai chiamato Maometto un molestatore di bambini”. La mia azienda mi ha licenziata perché loro non possono garantire la mia sicurezza. Ora sono un possibile bersaglio”. La donna dice di essere terrorizzata e teme minacce di morte da parte degli estremisti islamici.

Enrico Ferdinandi

20 settembre 2012

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