Libia: gli Stati Uniti invocano un’operazione militare

L’attacco di martedì contro l’ambasciata americana di Bengasi in Libia, nel corso del quale hanno perso la vita quattro diplomatici americani tra i quali l’ambasciatore americano in Libia, sembra essere stato pianificato secondo quanto riferito da alcuni esperti di nazionalità americana. Inizialmente attribuito alla manifestazione che ha avuto luogo contro la pellicola anti-islam prodotto proprio da americani, l’attentato sembrava essere stato preparato nei minimi dettagli. “I dettagli per ora sono sfocati ma c’è la chiara impronta di Al Qaeda”, ha evidenziato un responsabile americano.

“Questa è l’ipotesi sulla quale ora stiamo lavorando”, ha aggiunto lo stesso responsabile sotto la copertura dell’anonimato. Secondo la stessa fonte gli estremisti si sono serviti dei manifestanti che protestavano contro il film come un “pretesto” per colpire l’ambasciata americana con armi di piccolo calibro. Alti responsabili americani si sono espressi sempre in maniera anonima parlando di un attacco di natura assai complessa, rifiutando di pronunciarsi sull’identità degli autori. Le autorità della Libia hanno invece presentato ufficialmente le loro scuse agli Stati Uniti e hanno puntato il dito contro i sostenitori del regime caduto di Mouammar Kadhafu e Al Qaeda dopo questo attacco sopraggiunto martedì sera, nel giorno dell’11 anniversario degli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti nei quali persero la vita circa 3.000 persone. Il presidente americano Barack Obama ha denunciato questo attacco “scioccante” evidenziando però che il legame con la Libia non è assolutamente cambiato. Ha anche ordinato la disposizione di misure di sicurezza intorno a tutte le missioni diplomatiche di matrice americana. Un responsabile americano ha precisato che il personale dell’ambasciata a Bengasi è stato evacuato in Germania e che la presenza americana a Tripoli sia ora notevolmente ridotta. La marina americana ha inviato due navi verso le coste della Libia per misure di sicurezza e prevenzione. Le proteste contro il fil (L’innocenza dei musulmani) sono cominciate con un raggruppamento di fronte alle rappresentazioni americane a Casa Blanca, Tuni e Khartoum. Una manifestazione è prevista a Teheran di fronte all’ambasciata della Svizzera che rappresenta interessi americani. Per la seconda sera consecutiva, degli islamici hanno manifestato di fronte all’ambasciata degli Stati Uniti al Cairo. I Fratelli musulmani hanno evocato un raggruppamento venerdì attraverso l’Egitto. Il presidente Obama ha stimato a questo proposito che il governo egiziano attuale non è alleato degli Stati Uniti ma non è nemmeno un nemico e ha messo in guardia tutti contro l’eventualità molto probabile di un grosso problema.

Manuel Giannantonio

14 settembre 2012

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