Siria: Massacro a Daraya spinge la popolazione in fuga

Terrorizzati dai bombardamenti e dai raid aerei, decine di migliaia di siriani hanno fatto le valigie, ma hanno dovuto constatare che altri che li hanno preceduti sono rimasti bloccati al posto della frontiera di Bab al-Salama, al confine con la Turchia. Dall’altra parte della frontiera, migliaia di rifugiati sono stati accolti in un campo equipaggiato di tende e di moschee. Il campo risulta però essere pieno e dunque i nuovi arrivati che non dispongono di un documento di identità valido come il passaporto e di mezzi finanziari necessari per cavarsela da soli in Turchia, non hanno altre alternative che stazionare per quanto possibile in questa aerea.

La situazione in Siria è da tempo insostenibile, la popolazione rimane sottoposta ad un vero e proprio genocidio. Probabilmente a convincere in maniera ancora più decisa gli abitanti ad andarsene l’ennesimo attacco verificatosi questa volta a 7km della città di Damasco nella piccola città di Daraya, città considerata ostile al regime. Questa piccola città e i suoi abitanti, circa 200.000 è stata bombardata per giorni. A denunciare questo massacro sono stati dei militanti in collaborazione con l’opposizione che diffondendo immagini in rete che ritraggono decine di corpi privi di vita e mutilati in fosse comuni e all’interno di una moschea hanno svelato quanto di orribile sia accaduto. Un video dei militanti diffuso sabato conferma quanto catturato dalle fotografie scattate sul posto, mostrando le file di corpi ammassati all’interno della moschea mentre un altro video evedenzia i segni delle mutilazioni inflitte a queste persone. Il regime siriano accusa prontamente, di nuovo, i ribelli. Il regime del presidente Bachar al Assad, ha infatti affermato con l’ausilio dell’agenzia ufficiale Sana, che il suo esercito ha ripulito le strade di Daraya dai “terroristi mercenari”, aggiungendo che erano gli “unici autori” dei “crimini contro gli abitanti”. Alcuni abitanti interrogati da un reporter del Global Post accusano la divisione di Maherel el Assad di essere all’origine di questi massacri. Secondo un testimone, la città è stata accerchiata dall’esercito a partire dalle basi militari già dal 16 agosto. L’elettricità è stata tagliata il 18, e le bombe hanno cominciato ad esplodere in città. L’esercito è successivamente penetrato fisicamente nell’aerea. Di maggioranza sunnita, la città di Daya, circa 200.000 abitanti, è una delle zone di non violenza dell’intero paese. Nel corso della primavera del 2011 manifestanti della città alzavano al cielo rami di ulivi al grido della parola pace. Purtroppo il regime di Bachar el Assad e l’insostenibile situazione siriana non ha risparmiato nemmeno questa città.

Manuel Giannantonio

27 agosto 2012

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