Siria: Obama minaccia l’intervento dell’esercito

Il presidente americano Barack Obama ha avvisato el-Assad che l’utilizzo o lo stesso spostamento di armi chimiche o di natura bioliogica contro gli insorti potrebbe provocare un intervento immediato dell’esercito americano in Siria. “Fin’ora, non abbiamo mai dato quest’ordine, ma se cominciamo a vedere quantità di armi chimiche in spostamento o che verrano usate, allora i miei calcoli cambieranno”, ha affermato Barack Obama insistendo “Non possiamo trovarci in una situazione nella quale armi chimiche e biologiche cadono nelle mani di persone sbagliate”.

Il ministro degli affari esteri siriano ha affermato nel mese di luglio che il paese non avrebbe utilizzato le proprie armi chimiche solo in caso di attacco esterno, riconoscendo implicitamente la loro esistenza per la prima volta. Dei responsabili americani e dei diplomatici internazionali hanno affermato la settimana scorsa, sotto la copertura dell’anonimato, che gli Stati Uniti e loro alleati discutono di uno scenario catastrofico che potrebbe condurre all’invio di decina di migliaia di militari in Siria al fine di rafforzare la sicurezza nei siti di armi chimiche e biologiche, dopo la caduta del regime di Bachar el-Assad. Francois Hollande riceve oggi pomeriggio una delegazione del Consiglio nazionale siriano (CNS, principale coalizione dell’opposizione), condotta dal suo presidente, Abdel Basset Sayda. Quest’incontro avviene all’indomani di in colloquio avvenuto all’Eliseo tra il capo di Stato e il nuovo mediatore internazionale per la Siria, Lakdhar Brahimi. Alla luce di questo primo contatto, il presidente della Repubblica francese molto criticato dall’opposizione per l’eccessiva attenzione e partecipazione in questo dossier, ha riaffermato che non possono esserci soluzioni di origine politica senza la partenza di Bachar el-Assad. Lakdhar Brahimi, successore di Kofi Annan stima invece che rimane necessario “ascoltare e osservare” prima di pronunciarsi. Nella giornata di sabato scorso ha dichiarato che incontrerà i membri dell’opposizone siriana così come Bachar el-Assad. Questi propositi gli hanno costato l’ira del Consiglio nazionale siriano. I ribelli hanno preteso delle scuse dal diplomatico algerino, stimando che quest’ultimo ha fatto prova di “ disprezzo nei confronti del sangue versato dal popolo” siriano. Domenica, invece ha risposto ad una affermazione ambigua sul canale televisivo del Qatar al-Jazeera: “Non ho detto che era il momento per lui di partire”. Il portavoce del dipartimento americano, Victoria Nuland, è andata lunedì nella direzione tracciata da Francois Hollande: “ Noi non crediamo nella pace in Siria finché Assad non conclude gli spargimenti di sangue ancora in atto. Saremo molto chiari su questo punto con l’inviato speciale Brahimi ”. La festa musulmana dell’Aid-el Fitr, che celebra la fine del giovane Ramadan è stata disturbata da alcuni scontri in acuni quartieri dell’est e del sud e da scontri mortali ad Aleppo. A Damas alcuni scontri hanno provocato la morte di 167 persone, 88 civili, 47 soldati e 37 ribelli. Mika Yamako è la quarta giornalista straniera a morire in Siria da un’anno e mezzo. La giornalista giapponese, in reportage copriva gli scontri nella città di Aleppo per una piccola agenzia nipponica, Japan Press. Kazutaka Saro, suo collega, avrebbe spiegato sul canale televisivo giapponese NTV che i due reporters erano caduti inaspettatamente in uno scontro a sorpresa tra soldati.

Manuel Giannantonio

21 agosto 2012

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