Elezioni Francia. “N’è successo” (ma potrebbe)

Elezioni Francia. “N’è successo” (ma potrebbe)

Il Front National di Marie Le Pen ha perso. Al ballottaggio delle elezioni regionali in Francia il partito di estrema destra non ha conquistato nessuna poltrona. L’ombra nera della Le Pen è stata scacciata dunque, ma potrebbe rientrare dalla finestra dell’Eliseo fra 16 mesi, quando i francesi saranno chiamati alle urne per le presidenziali del 2017. Il Front National, seppur battuto, non è morto, ma rafforzato. Se da un lato i partiti storicamente definiti “populisti” mostrano in gran parte il tallone d’Achille di passare dalla protesta alla proposta, per Le Pen il non avere responsabilità di governo gli permetterà di enfatizzare ogni singolo passo falso degli avversari, ogni situazione di disagio sociale, facendosi vedere come la beniamina dell’intransigenza: elemento questo che paga bene in chiave elettorale. Tale concetto fa parte del rinnovamento lepeniano nell’FN e che non l’ha mai messa al giudizio dei francesi come, per esempio, nel bassissimo scontro col padre Jean-Marie, o sulle inchieste giornalistiche riguardo finanziamenti poco chiari al partito: tutti fatti che i cittadini francesi non perdonano mai agli altri politici perché stufi della loro assenza.

Grazie agli elettori – A decretare il tonfo del Front National non sono state le proposte dei partiti avversari ma gli elettori, nell’ennesimo guizzo democratico di un Paese che politicamente si sente sperduto. Né i repubblicani di Sarkozy – vittoriosi in sette regioni su 13 – né i socialisti dell’attuale premier Valls, possono infatti crogiolarsi sugli allori di una non-vittoria: la sconfitta del Front non è frutto di programmi politici seri ma merito dei votanti e del rifiuto socialista verso un partito xenofobo ed elettoralmente figlio della paura. Quanti segnali devono ancora ricevere i partiti tradizionali per svegliarsi? Una cosa è certa: se nessuno si da una mossa, in un giorno molto buio, non ci saranno più gli elettori a salvare la Francia. Numeri alla mano, al 49% di affluenza del primo turno, il 58% al ballottaggio – con il voto strategico dell’elettorato socialista – ha giocato un ruolo fondamentale in chiave anti-Le Pen, arrivata a uno spaventoso 28% al primo turno che deve far riflettere proprio in questo senso repubblicani e socialisti.

Che il sollievo non diventi sonno – Con la vittoria in Corsica dei nazionalisti – che strizzano l’occhio agli indipendentisti corsi – e una crisi geopolitica che rilascia tensione sociale all’interno del Paese, i partiti devono ritornare nelle strade, fra la gente, a ritrovare il contatto perduto con gli elettori, spaesati in una fluttuazione politica che nutre, con la primizia della paura, partiti come il Front National. I politici e le loro organizzazioni che si dicono democratiche comincino a consumare le scarpe, perché anche l’ultimo baluardo popolare di democrazia in una Francia logorata – eppure vogliosa di vivere – potrebbe cadere. La classe politica transalpina forse ora è sveglia dalla sua smemoratezza fatta anche di sottovalutazione e solo compiendo un cambiamento vero, fatto di programmi politici che ascoltino le persone, si puo’ evitare la catastrofe di vedere un partito xenofobo al potere in Francia.

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