USA: l’arte della provocazione firmata Donald Trump

USA: l’arte della provocazione firmata Donald Trump

L’eccentrico Donald Trump è un uomo che è stato sempre spinto dall’istinto sia per il suo business immobiliare sia per la sua attuale campagna elettorale per l’investitura repubblicana in vista delle primarie repubblicane del 2016. Oggi, i sondaggi premiano la sua personalità

WASHINGTON DC – Prendendosi gioco dei suoi avversari, il magnate immobiliare lo scorso agosto, ha rotto con un suo consigliere politico, Roger Stone, dopo uno scontro verbale con una giornalista conservatrice del canale Fox News, Megin Kelly. In molti pensavano che prendersela con una giornalista famosa potesse rappresentare una mossa dall’effetto boomerang e causare la caduta di Trump. I risultati però smentiscono ampiamente questa previsione.

Le polemiche sembrano nutrire questo personaggio. Riescono ad alimentarlo ed accrescere conseguentemente la sua fama. L’aumento dei voti a suo favore su scala nazionale è davvero consistente e forse non destinato a rimanere un fuoco di paglia. Espulsione di 11 milioni di clandestini, costruzione di un “muro” nella zona di frontiera con il Messico, le proposte di Trump sono sempre avvolte dal vortice de media ma Donald si assicura sempre ampia copertura mediatica. Una copertura senza confronti che oscura i suoi rivali repubblicani. Nella seconda metà dello scorso settembre Trump impone un nuovo tema rovente nella sua campagna: la relazione tra gli Stati Uniti e l’islam. Inizialmente, gli viene contestato di non aver corretto uno dei suoi sostenitori che ha affermato che il presidente Obama fosse musulmano e di confessione protestante.

Infografica Real Clear Politics

Qualche giorno dopo, assicura che l’amministrazione americana vuole accogliere più di 200 000 rifugiati siriani (10 000 in realtà, ndr), che promette di cacciare tenendo conto del rischio di infiltrazione di jihadisti legati allo Stato islamico. Sostanzialmente queste informazioni e la presentazione di un programma fiscale non troppo gradito, collocano Trump in una fase di stagnazione ma i recenti attentati parigini gli conferiscono un aumento delle preferenze. Gli attentati del 13 novembre nel cuore della capitale transalpina danno eco alle sue dichiarazioni e lui evoca la chiusura delle moschee nel paese.

Fortemente criticato dai democratici ma anche da alcuni rivali repubblicani, riesce ad accrescere la sua popolarità elettorale anche grazie al drammatico contesto di San Bernardino. Una progressione certificata anche dall’autorevole sito americano Real Clear Politics.

Proponendo il blocco totale degli ingressi ai musulmani nel paese, Trump si fionda nel cuore dei dibattiti, giocando sulla degradazione dell’immagine religiosa islamica nella società Americana. Evocando “dichiarazioni moralmente riprovevoli”, la Casa Bianca ha stimato martedì che il candidato repubblicano abbia compromesso la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti.

Tuttavia, Trump ha dalla sua parte numeri per essere soddisfatto. La sua popolarità gli ha comportato un cospicuo risparmio nelle spese elettorali: fino ad oggi ha speso 217 000 dollari in pubblicità, invece dei 28,9 milioni spesi dal rivale Bush che ha per il momento solo il 5% delle preferenze. Cinque volte meno di quel personaggio miliardario folle e bizzarro.

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