In frantumi il regime siriano: Hijab fugge in Giordania aiutato dai ribelli. Attentato alla Tv di Stato

I ribelli pronti ad affrontare i 25 mila uomini dell’esercito regolare nella battaglia decisiva ad Aleppo. L’Iran smentisce la presenza di Pasdaran tra i 48 rapiti e cerca la mediazione del Qatar e Trurchia

di: Sebastiano Di Mauro

Secondo una notizia resa nota dal responsabile dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con base a Londra e la tv satellitare al-Jazeera il premier siriano, Riad Hijab, è  passato con l’opposizione, mettendosi contro il regime, per tale motivo si è rifugiato in Giordania con la famiglia, con l’aiuto dei ribelli dell’Esercito siriano.

La Tv di Stato siriana aveva già reso noto che Hijab era stato destituito, senza peraltro fornire  alcun particolare. Riad Hijab era in carica solo dallo scorso giugno, nominato dal presidente Bashar al-Assad, dopo le elezioni parlamentari tenutesi a maggio, che formalmente erano le prime pluripartitiche nella storia del Paese mediorientale,  ma nella  realtà era tutto una finzione.
 
Si ha pure notizia che il ministro dell’informazione Omran al-Zuabi è uscito illeso da un attentato di questa mattina nella sede della radio-televisione di Stato a  Damasco. Il ministro intervistato poco dopo dopo dall’emittente,  ha definito l’attentato “un ”attacco codardo compiuto da terroristi che agiscono per destabilizzare la Siria”, affermando anche che la programmazione della Tv di Stato, nonostante la si voglia mettere a tacere,  “continuerà a riferire la verità”.

l’emittente satellitare al-Arabiya, invece  riferisce che anche altri tre ministri siriani hanno deciso di defezionare insieme al primo ministro siriano. Intanto il presidente siriano Bashar al-Assad ha nominato premier ad interim Omar Ghalawanji,  già ministro per le Amministrazioni locali.

Secondo l’emittente governativa, l’ondata di violenza nel Paese  non si ferma ed il bilancio provvisorio dell’esplosione di questa mattina  a Damasco, nell’edificio che  ospita la sede della televisione di Stato, è di tre feriti. Sono state mandate in onda, in diretta, immagini del luogo dove si è verificata l’esplosione, nelle quale si vedevano chiaramente i danni provocati. Si stanno ancora  cercando i sopravvissuti.

Ora l’esercito di Bashar al-Assad ha circondato i quartieri difficili, che lamentano la presenza di militari per le strade, aumentato le sue forze in campo ad Aleppo,  per quella che è considerata “’la battaglia decisiva”,  per la conquista della città, considerata determionante per l’esito della crisi in corso.
 
I ribelli siriani, dal canto loro, si dichiarano pronti ad affrontare l’esercito regolare siriano ed il loro portavoce, il disertore Abu Omar al-Halabi afferma “Stiamo aspettando i 25mila militari che il regime codardo ha ammassato attorno alla città e gli mostreremo cosa significa una vera battaglia, nonostante gli intensi bombardamenti e i raid dagli aerei, i nostri ribelli stanno avanzando verso il centro della città”

Secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti umani, negli scontri si sono avute  nove  vittime, rimaste uccise,  tra cui un leader tribale. L’Iran, attraverso il vice ministro degli esteri, Amir Abdollahian  si è affrettato a smentire che tra i 48 pellegrini, rapiti a Damasco sabato scorso, ci siano Guardie della Rivoluzione, cioè  Pasdaran, come sostengono invece i sequestratori, ma che sono solo pellegrini che si recavano nei siti religiosi simbolo. Il governo iraniano  sta cercando una soluzione per il rilascio degli ostaggi, attraverso la mediazione del Qatar e della Turchia, che hanno stretti rapporti con l’opposizione siriana.

 

6 agosto 2012

 

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