Inchiesta – Cosa vuole l’IS?

Inchiesta – Cosa vuole l’IS?

Qual è lo scopo dello Stato islamico? Un’inchiesta condotta da “The Atlantic” propone un chiarimento sugli obiettivi dello Stato islamico e sulle fondamenta ideologiche del movimento

Cos’è lo Stato islamico? Da dove viene questa organizzazione terroristica? E soprattutto, quali sono le sue intenzioni? La semplicità di queste domande può essere ingannevole, e sono davvero rari i dirigenti occidentali che conoscono le risposte. Nel dicembre del 2014, il “The New York Times”, ha pubblicato documenti confidenziali del generale Mochael K.Nagata, comandante delle operazioni speciali per gli Stati Uniti nel Medio Oriente, che ammetteva di essere lontano dal capire il potere di attrazione esercitato dallo Stato islamico: “Non capiamo questa ideologia”.

L’organizzazione si è impossessata di Mosul, in Iraq nel 2014 e regna su una decina di zone più vaste del Regno Unito. Al comando c’è Abu Bakr Al Baghdadi autoproclamatosi come primo califfo da generazioni. Le nostre lacune sullo Stato islamico sono in un certo qual modo comprensibili: l’organizzazine ha fondato un regno isolato. Al Bagdadi si è espresso soltanto una volta di fronte a una telecamera. Tuttavia, il suo discorso, così come improbabili video sull’IS sono comunque disponibili in rete, dove i simpatizzanti del movimento si danno un gran da fare per divulgare i loro progetti. Abbiamo difficoltà a capire l’IS per due ragioni. In primis, abbiamo la tendenza ad applicare la logica che Al Qaeda sia un’organizzazione che è chiaramente eclissata. I simpatizzanti dell’IS fanno sempre riferimento a Bin Laden ma il jihadismo è evoluto nel periodo d’oro di Al Qaeda (1998-1993) e numerosi sono i jihadisti che controllano le priorità e gli attuali dirigenti dell’organizzazione. Bin Laden, considerava il terrorismo come un prologo al califfato, che non pensava di conoscere nella sua vita. La sua organizzazione era informale, costituita da una rete di cellule autonome. L’IS, al contrario, ha bisogno di un territorio per esercitare la propria legittimità così come ha bisogno di una struttura gerarchizzata per regnare.

In secondo luogo, siamo stati indotti all’errore da una campagna ben intenzionata ma pessima negando la natura religiosa medievale dell’IS. Peter Bergenm che ha prodotto la prima intervista con Bin Laden nel 1997, ha intitolato la sua opera “Guerra Santa multinazionale”, soprattutto per affermare che il leader di Al Qaeda era un prodotto laico moderno.  Bin Laden ha organizzato il terrore sotto forma di un’impresa composta da franchising. Esigeva concessioni politiche precise, come il ritiro delle truppe americane dall’Arabia Saudita. L’ultimo giorno della sua vita, Mohammed Atta [uno dei responsabili degli attentati dell’11 settembre 2001] ha fatto spesa a Walmart e cenato a Pizza Hut.

MAOMETTO ALLA LETTERA

Tentando di riprendere questa osservazione – i Jihadisti sono nati nel mondo laico moderno, con preoccupazioni politiche del loro tempo, ma vestiti con abiti religiosi – per applicarsi all’IS. Pertanto, molte delle sue azioni sembrano insensate se non si operano alla luce di una determinazione sincera nel ritorno alla civilizzazione di un regime giuridico del VII° secolo e far arrivare, a termine, l’apocalisse.

La verità è che l’IS è islamico. Molto islamico. Certo, i movimenti hanno attirato degli psicopatici e della gente in cerca di avventura, spesso generate nelle popolazioni sfavorite del Medio Oriente e dell’Europa. Ma la religione che predicano i più accaniti sostenitori dell’IS è figlia di un’interpretazione coerente e anche istruita dell’Islam.
Quasi ogni grande decisione o legge proclamata dall’IS obbedisce a quello che si chiama “la metodologia profetica”, che implica di seguire la profezia e l’esempio di Maometto alla lettera. I musulmani possono rifiutare lo Stato islamico, come lo fa la stragrande maggioranza di loro. Questa organizzazione religiosa millenaria la cui teologia deve essere compresa per essere abbattuta, ha già condotto gli Stati Uniti a sotto stimare l’organizzazione e a sostenere dei piani mal pensati per contrastarla. Dobbiamo apprendere meglio a conoscere la genealogia intellettuale dell’IS se vogliamo reagire in modo da indebolirli

L’autoproclamato califfo Abu Bakr Al Baghdadi – Foto: www.metabunk.org

DEVOZIONE

Nel novembre del 2014, l’IS ha diffuso un video di promozione che rintraciava le proprie origini fino a Bin Laden. Il filmato menzionava Al Zarqawi, il violento capo di Al Qaeda in Irak nel 2003 fino alla sua morte nel 2006, facendo di lui un mentore più diretto. Citava ugualmente altri due capi che hanno preceduto Al Bagdadi, il califfo. Nessuna menzione, invece, per il successore di Bin Laden e attuale dirigente di Al Qaeda, il chirurgo egiziano Ayman Al-Zawahiri che non si alleò con Al Baghdadi ed è sempre più odiato dai suoi confratelli jihadisti. Il suo isolamento è rinforzato dalla sua mancanza di carisma. Ma la rottura con Al Qaeda e l’IS è avvenuta da tempo. Un’altra figura importante è oggi in disgrazia: Abu Muhammad Al-Maqdisi, un religioso giordano di 55 anni che è uno dei più grandi architetti intellettuali di Al Qaeda. Sulla maggioranza delle questioni di dottrine, Al-Maqdisi e l’IS sono d’accordo. Sono strettamente legati all’ala jihadista di una branca del sunnismo chiamato salafismo, secondo l’espressione araba “Al Salf al Salih”. Questi “predecessori”sono i primi discepoli, che i salafisti onorano e imitano.  Al-Madquisi è stato il mentore di Al Zarqawi, che si è alleato in Iraq con i suoi consigli. Con il tempo, l’allievo ha superato il maestro, che ha finito per criticarlo. Il loro contenzioso concerneva la dipendenza di Al Zarqawi per gli spettacoli sanguinosi – e da un punto di vista dottrinario, il suo odio verso i musulmani non salafisti.

Nell’islam, il “Takfir”, è una pratica pericolosa da un punto di vista teologico. Se l’accusatore ha torto, allora lui stesso è apostata poiché si è reso colpevole di una falsa accusa – un atto punito con la morte. Pertanto, Al Zarqawi ha allungato la sua lista dei comportamenti che possono rendere gli islamici infedeli.

RITORNO A UN ISLAM “ANTICO”

Nei secoli si sono succedute guerre di religione in Europa. Dopo, gli uomini hanno cessato di morire in massa per oscure differenze teologiche. È forse per questa ragione che gli Occidentali hanno accolto la teologia e le pratiche dell’IS con tanta incredulità.  Numerose organizzazioni musulmane tradizionali sono giunte ad affermare che lo Stato islamico era “contrario all’islam”. Tuttavia, i musulmani che impiegano questa espressione sono spesso “imbarazzati e politicamente corretti, con una visione naif della loro religione” che trascura “quello che ha implicato storicamente e giuridicamente”, suggerisce Bernard Haykel, ricercatore di Princeton di origini libanesi, uomo di primo piano nello studio della teologia dell’IS.

L’APOCALISSE

Tutti i musulmani riconoscono che Dio è il solo a sapere di cosa è fatto il futuro. Si accordano anche nel sostenere le storie del profeta. L’IS, tuttavia, si allontana da qualsiasi altro movimento jihadista attuale perché pensa di essere il personaggio centrale dei testi sacri.
Bin Laden menzionava raramente l’apocalisse e quando era il caso, sembrava partire dal principio che sarebbe morto prima della gloriosa punizione divina. Durante gli ultimi anni dell’occupazione americana in Iraq, i fondatori dell’IS vedevano, al contrario, numerosi segnali della fine dei tempi. Attendevano l’arrivo della figura del Messia destinata a condurre i musulmani verso la vittoria prima della fine del mondo.

LA BATTAGLIA DI DABIQ

L’IS accorda un’importanza cruciale alla città siriana di Dabiq nei pressi di Aleppo. È qui che il profeta avrebbe dichiarato, che Dabiq sarà per Roma l’equivalente di Waterloo. Dopo la battaglia di Dabiq, spiega Musa Cerantonio, il califatto crescerà e i suoi eserciti conquisteranno Istanbul. Alcuni pensano che dopo conquisterà il mondo intero ma Cerantonio stima che non oltrepasserà il Bosforo.
La lotta

Occorre insistere sul fatto che l’IS potrebbe essere paralizzata dal suo radicalismo. Il sistema internazionale moderno, è fondato sulla disposizione che ogni Stato deve riconoscere le proprie frontiere. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno reagito contro l’IS tardivamente e con stupore. Le ambizioni dell’organizzazione e le grandi linee della sua strategia erano state manifestate nelle dichiarazioni e sui social network dal 2011, quando l’IS era solo un movimento tra i tanti presenti in Siria in Iraq. Nel 2011, Al Baghdadi si era qualificato come comandante dei credenti, un titolo abitualmente riservato ai califfi.

I RETROSCENA DELL’ESECUZIONE DI PETER KASSIG

La nostra incapacità di capire la rottura tra l’IS e Al Qaeda, così come le differenze cruciali che li separano, ha creato pericolose decisioni. Nell’autunno del 2014, il governo americano ha accettato un piano disperato per salvare l’ostaggio Peter Kassig. Questo piano prevedeva l’interazione di figure fondatrici dell’IS e di Al Qaeda. L’obiettivo era che Al-Maqdisi, mentore di Al Zarqawi e alta figura di Al Qaeda, contattasse Turki Al-Binali, principale ideologo dell’IS. I due non si erano accordati poiché quest’ultimo criticò l’IS. Nel dicembre del 2014 il “The Guardian” rivelò che il governo americano utilizzava un intermediario per chiedere ad Al-Maqdisi di intervenire in favore di Kassig. Al-Maqdisi, viveva liberamente in Giordania ma gli era vietato di comunicare con i terroristi all’estero. Qualche giorno dopo i media rivelarono il video della decapitazione di Kassig.
Non sottovalutare il fascino dell’organizzazione

Nel contesto limitato della sua teologia, l’IS sprigiona energia e creatività. La sua visione è fatta di obbedienza, sottomissione al destino. Non bisogno sottostimare la sua attrazione religiosa o intellettuale. Gli strumenti militari possono limitare gli orrori che l’IS commette. Ma in un’organizzazione così impermeabile alla persuasione, può avere un impatto diverso da quello preventivato.

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