Siria: scontri tra Curdi e islamisti nel nord del paese, la guerra civile siriana si infittisce ulteriormente

Siria: scontri tra Curdi e islamisti nel nord del paese, la guerra civile siriana si infittisce ulteriormente

Scontri violentissimi oppongono da diversi giorni gruppi islamici contro un’alleanza Arabo-Curda sostenuta dagli Americani nel nord della Siria, illustrando la complessità di un conflitto sempre più interpretato da diverse fazioni

ALEPPO – Almeno 23 combattenti e 13 civili sono morti in questi scontri come affermato dall’Osservatorio siriano dei diritti dell’Uomo (OSDH). Secondo la stessa Ong, 15 combattenti del Fronte al Nosra, ramo di Al Qaeda, sono morti negli scontri che hanno avuto origine la settimana scorsa nel nord di Aleppo, l’ex capitale economica della Siria. I combattenti hanno ucciso almeno otto persone nelle fila delle forze democratiche siriane (FDS), una coalizione formata principalmente dalle Unità di protezione del popolo Curdo (YPG) e dai combattenti arabi. In questo contesto la vicina Turchia è accusata di sostenere militarmente gli islamisti. La Turchia ha avvisato diverse volte che non permetterebbe lo stabilimento di una regione Curda autonoma nella sua frontiera.

Tra l’altro, esiste una certa tensione ricorrente tra le forze Curde e gli elementi più radicali della ribellione contro il presidente siriano Bashar Al Assad. La minoranza Curda non ha mai raggiunto la ribellione ma gli YPG giocano un ruolo di primo piano nella lotta contro i jihadisti dell’IS. Nel centro del paese, alcune negoziazioni devono svolgersi domani tra Homs e rappresentanti del regime di ribellione per la partenza degli insorti dell’ultimo quartiere controllato nella città, proprio come annunciato dal governatore, Talal Barazi. “La riunione avrà luogo nel mio ufficio in presenza del coordinatore umanitario dell’ONU Yacoub Helou e di una delegazione di Waer”, ha tenuto a precisare.

Le aree geografiche maggiormente colpite dai raid della coalizione internazionale – ANSA

Circa 75 000 persone vivono attualmente in questo quartiere contro le 300.000 che ci vivevano prima dell’inizio della guerra civile, secondo Barazi. Nel maggio del 2014, la città di Homs, soprannominata dai ribelli “capitale della rivoluzione”, era caduta nelle mani dell’esercito. In virtù dell’accordo supervisionato dall’ONU, i ribelli hanno lasciato la città, ma questo quartiere periferico è rimasto assediato dal regime che lo bombarda regolarmente. Nata nel 2011, il conflitto in Siria non ha cessato di complicarsi e di strutturarsi in maniera sempre più articolata con un aumento di partecipanti su un territorio molto concentrato.

Lo stesso conflitto si è anche internazionalizzato con gli interventi delle grandi potenze, in particolare con l’entrata in azione di superpotenze quali Stati Uniti e Russia. I raid della coalizione internazionale hanno ucciso 419 persone dell’ISIS, e 598 combattenti del Fronte al-Nosra come specificato dall’OSDH che riporta anche la tragica cifra di 485 vittime tra i civili.

Gli Occidentali e gli oppositori accusano Mosca di concentrare i suoi bombardamenti sui gruppi ribelli, e quindi di non agire specificatamente contro lo Stato islamico ritenuto obiettivo secondario. Accusa ovviamente, puntualmente smentita dalla diplomazia russa. Riconoscendo che qualsiasi intervento militare “complica la situazione”, il ministro agli affari esteri Anwar Gargash, ha indicato che il suo paese, membro della coalizione internazionale guidata da Washington era pronto a partecipare ad ogni sforzo internazionale che necessitava di un intervento via terra. Gli Emirati sono stati tra i primi paesi nel settembre del 2014 ad impegnarsi nella campagna aerea contro l’IS.

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