Papa Francesco anticipa il Giubileo aprendo la Porta Santa a Bangui

Papa Francesco anticipa il Giubileo aprendo la Porta Santa a Bangui

La Repubblica Centrafricana, terza tappa del viaggio di Papa Francesco in Africa, è purtroppo una terra straziata dalla guerra e dalla violenza. Non è un caso infatti che il Papa anticipi l’inizio del Giubileo proprio da questo Stato, aprendo alle 17:00 la Porta Santa del Giubileo della Misericordia nella cattedrale della capitale, Bangui.
Dal suo account Twitter lancia un messaggio: «Vengo nella Repubblica Centrafricana come pellegrino di pace, e mi presento come apostolo di speranza». Il Centrafrica, periferia del mondo ma nell’occhio del ciclone di una pesantissima crisi umanitaria, avrebbe decisamente bisogno di pace e speranza.

Un Paese sfiancato dalle guerre civili, sempre pronto ad esplodere, un’emergenza umana sconosciuta ai più, distante dagli occhi e dalle nostre vite, minacciate solamente dalla vicinanza di un pericolo incombente.
I dati Unicef, relativi unicamente ai minori, possono aiutarci a comprendere l’estensione del dramma vissuto dalla popolazione centrafricana: nel 2014 ogni giorno è stato ferito o ucciso almeno un minore, mentre i “bambini soldato” reclutati con la forza dai gruppi armati sono più di diecimila. Il bilancio del primo semestre del 2015 è pesantemente doloroso, in quanto gli scontri fra bande hanno causato il massacro di 26 bambini e il ferimento di altri 110.

L’invito all’unità che il Pontefice rivolge alla classe dirigente di Bangui, di «non cadere nella tentazione della paura dell’altro», sembra decisamente diretto a tutti, in questo momento storico di terrore e terrorismo: «Si tratta di vivere e di costruire a partire dalla meravigliosa diversità del mondo circostante, evitando la tentazione della paura dell’altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico, alle nostre scelte politiche o alla nostra confessione religiosa. (…) È proprio questo valore morale, sinonimo di onestà, di lealtà, di grazia e di onore, che caratterizza gli uomini e le donne consapevoli dei loro diritti come dei loro doveri e che li porta al rispetto reciproco. Ogni persona ha una dignità. Ho appreso con piacere che la Repubblica Centrafricana è il paese di “Zo kwe zo”, il paese in cui ogni persona è una persona. Tutto allora dev’essere fatto per tutelare la condizione e la dignità della persona umana».

Visitando il campo profughi di St Sauveur, il Santo Padre insiste sul senso di fratellanza come collante per il genere umano: «Saluto tutti voi e vi dico che ho letto i messaggi scritti dai bambini: pace, dignità, amore. Noi dobbiamo lavorare e pregare e fare di tutto per la pace ma la pace senza amore, senza amicizia, tolleranza, perdono non è possibile. Ognuno di noi deve fare qualcosa. Auguro a voi e a tutti i centrafricani la pace, la grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia l’etnia, la cultura, la religione, lo stato sociale. Tutti in pace perché tutti siamo fratelli. Mi piacerebbe che tutti dicessimo insieme “siamo fratelli”».

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