Siria, Amnesty International: ”popolazione civile sempre più a rischio”

Continua la guerra civile in Siria, gli scontri più violenti tra esercito siriano libero e forze governative hanno luogo ad Aleppo, capitale economica del paese, e Damasco.
Ad Aleppo, da giorni al centro di una controffensiva delle forze del presidente Bashar al  Assad, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti dell’uomo sono morti quest’oggi almeno 40 poliziotti mentre per la tv araba al Jazira i ribelli sono riusciti a conquistare al momento il 60% della città.

Situazione non meno difficile nella capitale dove secondo alcune fonti, che hanno preferito mantenere l’anonimato, nel corso di un attacco contro il palazzo del governatorato, del tribunale e del partito Baath (il partito di Assad) sono morti almeno 400 cittadini mentre altri 150 sono stati arrestati.

Continua a crescere anche il numero dei cittadini che stanno lasciando il paese, mentre in centinaia di migliaia stanno cercando di lasciare Aleppo con molte difficoltà, ricordiamo che si combatte strada per strada da ormai cinque giorni, il numero complessivo di sfollati interni al paese raggiunge quota due milioni. Sono invece 130mila i cittadini rifugiati fuori dal confine siriano la maggior parte dei quali in Turchia, Giordania, Libano, Algeria e Iraq.

La situazione più difficile è proprio quella di Aleppo dove circa 21mila siriani rimasti bloccati in città si sono rifugiati  in scuole, moschee, università ed edifici pubblici
Importante la testimonianza di Donatella Rovera di Amnesty International, che ha recentemente trascorso diverse settimane nel nord della Siria, inclusa la città di Aleppo e che ha dichiarato:

“L’attacco contro Aleppo, che pone sempre di più la popolazione civile a rischio, è il prevedibile sviluppo di quel modello di violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza in tutto il paese”.

Difatti secondo un nuovo rapporto sulla Siria pubblicato quest’oggi da Amnesty International emerge un quadro dove torture, esecuzioni indiscriminate e violazioni dei diritti umani si sono fatte ancora più efferate e diffuse, ed il cui culmine sta avendo luogo proprio ad Aleppo.

Intanto in una conferenza stampa trasmessa in diretta tv dal Cairo quest’oggi Haytham al Maleh, noto oppositore incaricato proprio oggi, da un gruppo di altri oppositori, di formare un “governo di transizione nazionale” ha dichiarato che presto Aleppo sarà liberata e che:

“il governo transitorio sarà formato consultando tutte le forze dell’opposizione siriana per evitare un vuoto di potere politico e amministrativo. Il governo transitorio sarà formato da membri lontani da appartenenze politiche e lavorerà per uno Stato civile, non teocratico né militare”.

Il presidente siriano Bashar al Assad ormai destinata alla caduta, continua a non voler cedere il potere, il costo è la morte centinaia di vite. In silenzio stampa da oltre quindici giorni oggi Assad è tornato per l’ennesima volta a definire i ribelli “gang di terroristi criminali” con un messaggio scritto nel quale ha inoltre aggiunto che: “Il destino della nostra gente e della nostra nazione, passato, presente e futuro, dipende da questa battaglia”.

A sedici mesi dall’inizio delle proteste anti-Assad il popolo siriano sta ancora cercando la democrazia ma una volta raggiunta il compito più difficile sarà ricostruire quanto è stato distrutto.

Enrico Ferdinandi

1 agosto 2012

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