Stati uniti: avanti con la riforma finanziaria

La messa in opera della riforma finanziaria progredisce lentamente negli Stati Uniti accumulando i ritardi due anni dopo l’entrata in vigore della legge che l’ha lanciata. La legge della riforma di “Wall Street e di protezione del consumatore” è stata promulgata il 21 luglio 2010, ma il legislatore ha lasciato alle autorità della sorveglianza finanziaria il compito di raffinare un grande numero di disposizioni di questo testo composto da più di 2000 pagini. Secondo l’avvocato Davis Polk, meno di un terzo (29,9%) delle 398 disposizioni di legge devono fare una regolamentazione effettivamente codificata in maniera definitiva all’inizio di luglio.

Evidente segnale dei retardi accumulati è il 63% delle direttive finali che dovevano essere pubblicate nel giornale ufficiale prima del 2 luglio. La legge di Dodd-Frank prevede, alla luce degli insegnamenti dell’ultima crisi, di estendere e di accrescere il controllo delle autorità sul sistema finanziario. Il lavoro svolto dai grandi stabilimenti finanziari, che trovano un prezioso alleato nell’opposizione repubblicana, in maggioranza alla Camera dei rappresentati, rende difficile la sua messa in atto e dunque la sua applicazione, ma soffre anche dell’estrema complessità delle questioni che coinvolge. L’esempio della regolamentazione detta “Volcker” è rivelatrice in questo senso. Questa disposizione “faro” della legge deve limitare la speculazione bancaria, ma le più grandi banche hanno ottenuto un tempo di due anni per la conformità e non entrerà in vigore il 21 luglio come previsto. E toccato alla banca centrale (Fed) e alle altre autorità di sorveglianza circa 300 pagini per precisarne le  modalità di applicazione ad ottobre.  Questo progetto di regolamentazione ha suscitato non meno di 17.000 commenti delle parti coinvolte e provato le inquietudini degli Europei e dei Giapponesi. La direttiva finale si fa ancora aspettare. Secondo alcune informazioni trapelate dalla stampa, potrebbe essere resa pubblica nel corso del mese di settembre.

In un recente studio l’agenzia di valutazione finanziaria Standard and Poor’s nota che “il bilancio dei regolatori sui principali punti della riforma restano ancora instabili e che il compito più difficile per le autorità americane è quello di continuare ad andare avanti mantenendo buoni rapporti con i partner internazionali. Da questo punto di vista gli Stati Uniti hanno raggiunto un progresso enorme mentre la Fed ha pubblicato tre progetti destinati a transportare le norme bancarie internazionale chiamate Bale III (oggetto di un accordo stipulato nel 2009) così come vecchie norme chiamate Bale 2.5 sulle quali il paese ha “sbuffato”. Di fronte alle notevoli pressioni del mondo finanziario, le autorità amaericane dichiarano la loro volontà di proseguire fino alla fine della riforma. Di fatto allo stato attuale delle cose, la situazione avanza. In un anno le autorità americane hanno pubblicato una cinquantina di direttive finali, come quelle che impongono ai titani della banca di presentare il loro testamento prevedendo il modo in cui dovranno essere liquidati in caso di urgenza. E dopo molteplici incertezze finalmente il Consiglio di protezione finanziario dei consumatori (CFPDB) funziona adeguatamente. Ha emesso la sua prima sanzione nella giornata di mercoledì contro l’erogatore di carte di credito Capital One. L’entrata in vigore del capitolo VII della legge invece deve imporre un quadro di regolamentazioni di grande portata nel mercato dei derivati.

Manuel Giannantonio

20 luglio 2012

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