Siria: Damas in piena guerra civile

Dei carri armati hanno preso posizione, lunedì 16 luglio, per la prima volta nei pressi della capitale siriana, precisamente a Midane un quartiere limitrofo come riferito da una una ONG e da alcuni militanti. Negli altri quartieri ostili al regime del presidente Bachar al Assad dove scontri senza precedenti sono in corso da domenica. Un militante che si fa chiamare Abou Omar ha riferito che gli scontri si sono intensificati nel pomeriggio.

 

Il comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) stima che questo lunedì gli scontri in Siria sono ormai vere e proprie guerre civili e sottolinea quanto sia fondamentale ora far valere i diritti internazionali umanitari. Un portavoce del CICR, Alexis Heeb, ha affermato che : “Questa situazione non è nuova. Avevamo già notificato queste necessità nel mese di aprile. Ogni volta che si verificano scontri possono essere definiti conflitti armati non internazionali”, sostanzialmente una terminologia diplomatica per definire una guerra civile. In questa situazione preme l’applicabilità del “diritto internazionale umanitario internazionale” per la protezione della popolazione civile ma anche della protezione della gente che non sta più combattendo, per i feriti ma anche per le condizioni nelle quali potrebbero essere detenute, ha tenuto a sottolineare lo stesso portavoce.

Il CIRC ha regolarmente chiesto alle autorità siriane il rispetto dei feriti nei centri ospedalieri e un accesso dei suoi delegati ai detenuti nei diversi centri di detenzione. Secondo l’osservatorio siriano dei diritti dell’uomo (OSDH), questi scontri hanno portato soltanto nella giornata 105 morti, tra i quali 48 civili, 16 ribelli e 41 soldati. Gli scontri si svolgono regolarmente nel Sud della capitale, ora sotto bombardamenti secondo l’OSDH mentre i militanti hanno denunciato carri armati penetranti nel quartiere di Tadamone.

Sei civili sono stati uccisi domenica mentre alcuni osservatori dell’ONU si sono recati nel quartiere di Treimsa, nel centro della Siria dove si sono intensificati i bombardamenti che hanno causato la morte di 150 persone tra le quali una decina di ribelli. L’opposizione e una parte della comunità internazionale hanno qualificato come “massacro” questa operazione.

L’ONU ha indicato domenica sera in un comunicato che “più di 50 abitazioni sono state bruciate e distrutte a Treimsa facendo stato del mare del sangue e di resti umani. Un dirigente dell’ASL, Saleh al-Subaai, è stato ucciso da proiettili mentre i suoi bambini sono stati uccisi dal crollo della loro abitazione”. Accusato da Kofi Annan, emissario dell’ONU di aver usato l’artiglieria pesante a Treima, Damas ha negato qualsiasi ricorso agli elicotteri o ai carri armati nell’operazione contro i terroristi in questa località.

Manuel Giannantonio

16 luglio 2012

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