Stati Uniti: Obama e Romney conducono una campagna da 2 miliardi di dollari

Cercando di implicare Mitt Romney nello scandalo sulla sua fortuna personale, Barack Obama cerca di affondare il colpo. Il suo avversario del 2008, John McCain, aveva previsto un Watergate che inghiottirà entrambi i candidati, coinvolti in una campagna il cui costo è già pari a 2 miliardi di dollari. La stampa americana crede di veder riemergere lo scandalo di Richard Nixon dietro il malessere crescente dell’opinione pubblica.

Le somme impegnate per la produzione e la diffusione delle campagne televisive sono di 212,1 milioni di dollari. L’attuale presidente degli Stati Uniti ha raccolto 479 milioni di dollari spendendone 326,1 mentre l’ex governatore del Massachussets ha raccolto 220 milioni di dollari e ne ha spesi 165. Analizzando invece i beni personali di entrambi salta evidente la differenza di capitale tra i due, Barack Obama ha infatti un capitale che varia dai 2,8 milioni di dollari mentre il candidato repubblicano vanta una fortuna compresa tra i 180 e 250 milioni di dollari. Una differenza sostanziale.    

Principali indicatori dell’economia Americana nel 2012:

Debito pubblico: 15,9 trilioni di dollari  
Debito per contribuente: 139 208 dollari  
Deficit budgettario: 1,3 trilioni di dollari
Popolazione americana: 313,9 milioni
Disoccupati: 23,1 milioni
Pensionati: 67,4 milioni
Debiti personali degli americani: 15,8 trilioni di dollari
Debito totale degli Stati Uniti: 57 trilioni di dollari
Debiti studenteschi: 871,1 milioni di dollari  
Deficit commerciale americano: 814 milioni di dollari
Deficit di equilibrio commerciale con la Cina: 333 milioni di dollari
Ammontare delle esportazioni di petrolio: 461,5 milioni di dollari

A 122 giorni dalle elezioni presidenziali, il popolo americano è immerso in quello che probabilmente odia di più: l’incertezza. I segnali della loro economia inviano messaggi tuttavia contrastanti. L’economia globale influenza molto gli elettori certamente in maniera più rilevante dell’economia regionale. Rimane comunque probabile che l’indebolimento dell’economia possa proseguire. I due campi democratici e repubblicani fronteggiano la situazione analizzando i costi dell’incertezza. L’Istituto Rasmussen, famoso per l’affidabilità delle sue previsioni ( è quello che ha indicato con il minimo margine di errore i probabili risultati delle ultime due elezioni), ha indicato nel corso della giornata di venerdì 6 luglio che il 46% delle persone interrogate hanno intenzione di votare per il candidato repubblicano Mitt Romney contro il 44% in favore di Obama mentre il 6% dichiara che preferirebbe un altro candidato.      

Gli otto Stati chiave delle elezioni

Se il Washington post ha evidenziato che l’attuale presidente gode del sostegno concreto di 196 grandi elettori e che il suo avversario può contarne 170, mette ugualmente in rilievo che 172 restano ancora indeterminati tra i quali 95 appartengono ai famosi “swing states”, questi Stati che sfuggono alle consuete e abitudinarie previsioni la cui valutazione quindi rimane chiaramente difficile e per questa ragione rimandata al voto finale. Si tratta quest’anno del Nevada; dove lo stato di disoccupazione è il più elevato della nazione, del Colorado; che ha designato due volte il candidato George W.Bush prima di votare Obama nel 2008, dell’Iowa; che ha preferito il candidato democratico nel 2008, del Wisconsin , per molto democratico prima di tornare nelle fila repubblicane nel 2010, dell’Ohio; composto da forti minoranze, della Virginia; dove Obama è stato il primo candidato democratico ad imporsi dal 1964, un exploit che sembra difficilmente ripetibile, della Florida; di forte densità ispanica in cui Obama non dovrebbe avere troppi problemi per confermarsi anche se i repubblicani dal 2010 investono moltissimo in questo territorio per invertire  la tendenza; ed infine lo Stato del New Hampshire, dove gli elettori dopo essere stati schierati con l’attuale presidente sembrano avere cambiato idea negli ultimi tempi. Sostanzialmente questi otto stati detengono la chiave del verdetto finale e nulla per il momento permette di effettuare una previsione. Il vincitore sarà il candidato che otterrà la fatidica cifra dei 270 grandi elettori.  

Un solo presidente rieletto al di sopra del 7,2% di disoccupazione.

La particolarità del 2012 è che occorre aggiungere a questi otto Stati L’Iowa, il Nuovo Messico e la Carolina del Nord. In quanto come sottolineato da Bloomberg, “Un solo presidente dalla seconda guerra mondiale è stato rieletto in un contesto di disoccupazione superiore al 7,2”, Ronald Reagan nel 1984, il quale aveva beneficiato di un rifiuto di 3 punti nei 18 mesi precedenti alla sua rielezione. Bloomberg nella sua analisi continua affermando che: ”Tuttavia, degli analisti politici indicano che l’evoluzione globale dell’economia influenza più gli elettori che le variazioni regionali. Ma è ugualmente possibile che l’indebolimento dell’economia prosegua e riguardi entrambe le realtà, regionale e mondiale, e che gli Stati chiave possano peggiorare da qui al 6 novembre 2012”. La sconfitta di Obama non appare dunque così improbabile. Data la suddetta considerazione ora la media nazionale e le cifre pubblicate questo venerdì negli Stati Uniti sono ovviamente un ‘amara sorpresa per la Casa Bianca. L’annuncio della creazione di 80.000 impieghi è nettamente al di sotto delle previsioni stimate che si aggiravano intorno 100.000. E se il settore privato ha visto la creazione di 84.000 posti, è il terzo mese di fila che questa cifra rivela l’insufficienza del numero di impiegati disponibili sul mercato. Quindi il rallentamento dell’economia americana è di nuovo all’ordine del giorno. Una ragione in più per osservare più scrupolosamente la pubblicazione tra sei giorni, delle statistiche riguardante i 12 Stati più inquieti del paese.    

Obama chiede aiuto ai donatori

La popolarità di Barack Obama non raggiunge più il 50% dell’opinione pubblica Americana, il presidente aveva posto l’accento sulla propria vittoria nel corso del voto presso la Corte Suprema in favore della sua riforma sanitaria ponendosi a favore dei matrimoni gay e sull’annuncio della regolarizzazione dei giovani 800.000 illegalmente presenti sul territorio americano. Una causa apparentemente persa. La maggior parte dei sondaggi pubblicati recentemente e le analisi della CNN evidenziano che il via libera della giurisdizione suprema concessa alla riforma del sistema sanitario ha creato profonde divisioni nelle fila del popolo americano. Inoltre questa mossa viene percepita come un futuro indebolimento dell’economia. I repubblicani non hanno tardato a pronunciarsi sulla questione giudicando l’efficacia di questa riforma molto relativa. Quanto alle sue dichiarazioni sui gay o gli annunci di una misura per i circa 800 000 illegali, hanno rinforzato paradossalmente l’opposizione. Anche il segretario di Stato Hillary Clinton, sempre più distante dal presidente, non ha nascosto un certo malessere sulla questione dei matrimoni gay spiegando che se questa misura molto facile da prendere al debutto del mandato non è stata ancora presa è semplicemente perché il presidente non era favorevole.       

E-mail patetiche per la campagna di Obama

Ciò che conferisce il carattere più sorprendente della campagna di Barack Obama è la perdita totale di controllo di ciò che ha contribuito maggiormente alla sua vittoria nel 2008 i social network e la potenza retorica. Tutti coloro i quali, per molteplici ragioni, erano collegati sui social network e sui profili del presidente, hanno ultimamente sommerso Obama di email indecenti nell’attuale contesto degli Stati Uniti. Michelle Obama invece ha inviato messaggi a circa 2,2 milioni di iscritti spiegando che riserverà due posti nell’autobus di campagna di Barack Obama e che due donatori saranno scelti per sedersi in compagnia del presidente. Anche personaggi noti del mondo dello spettacolo dello Star System si sono attivati in questo senso. Sarah Jessica Parker, volto noto della saga Sex and the City, ha garantito ai donatori che saranno selezionati di poter partecipare all’esclusivo party che lei stessa organizzerà nella grande mela in onore del presidente. Lo Staff di Obama inoltre ha promesso un posto e una cena in compagnia di George Clooney e Obama se selezionati per la donazione. Il presidente ha commesso anche un atto che certamente ha stupito i media; un appello ai donatori dall’Air Force One, in un tono particolarmente drammatico.     

Il Watergate riemerge nella mente degli americani

In questa campagna che tende a diventare “sporca” e la debolezza delle parti coinvolte si aprono spiragli in cui nuovi attacchi sono sempre possibili, l’opinione americana e i media sono avvolti da una prudenza estrema. Ed ecco che il giornalista John Aloysius Farrell ha scritto un articolo consacrato alla commemorazione del quarantesimo anniversario della nascita del Watergate, senza alcun ombra di dubbio lo scandalo del quale l’America farebbe volentieri a meno.

“E un triste momento di disinganno che gli americani vorrebbero dimenticare. Ma è importante ricordarlo ora in un momento in cui le riforme post Watergate concepite per porre fine alla corruzione, sono eviscerati dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, il Congresso e la Commissione elettorale Federale. Oggi potete dare dei soldi aiutando un presidente, un senatore o un membro della Camera dei Rappresentati a farsi eleggere, e potete farlo totale segretezza. I scandali del Watergate ci hanno lasciato prove incontrovertibili di ciò che comporta questo genere di comportamento, della corruzione che si produce mentre le leggi della finanza non vengono applicate.”

Cercando a tutti i costi di evitare la sola questione davvero importante ora agli occhi dell’opinione pubblica americana, Romney e Obama si stanno fronteggiando continuamente focalizzando di più l’attenzione sui metodi di drenaggio delle centinaia di milioni di dollari che stimano necessari per comprarsi l’elettorato. Così facendo sviluppano una rete di donatori sempre più sconosciuti e incerti per una campagna che rischia di diventare un vero e proprio choc per un paese già sufficientemente avvolto da un malcontento generale. La situazione dunque è assolutamente incerta e gli americani hanno già dimostrato a diverse riprese che non esitano a mettere al tappetto coloro i quali hanno oltrepassato limiti concepiti come invalicabili. Il cambio di mentalità è sempre alle porte. Non c’è quindi presidente abbastanza potente da resistere alle conseguenze possibili di questa rivoluzione.  

 

Manuel Giannantonio

8 luglio 2012

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