Intervista con Wajahat Kazmi tra Cinema, libri, Pakistan e attivismo

Intervista con Wajahat Kazmi tra Cinema, libri, Pakistan e attivismo

Wajahat Kazmi è un giovane scrittore e produttore cinematografico Pachistano. Il suo primo film è stato “Fatwa”. È figlio di un percorso molto variegato e attraverso le sue esperienze, quest’uomo ha molto da raccontare. Viene da un paese il Pakistan, poco noto in generale e del quale si sente molto poco se non per i fatti di terrorismo. In realtà, questa terra ha molto da offrire compreso una storia affascinante quanto difficile. Parlare con lui in questo senso può davvero aprire porte culturali importanti. Conosco Wajahat da un po’ e decido di intervistarlo per capire di più della sua vita e dei suoi progetti meritevoli di attenzione

Wajahat, puoi parlarci di te in breve, della tua esperienza e delle tue origini?

«Sono originario del Pakistan, ma sono stato cresciuto qui in Italia. Fin da piccolo, ho avuto una forte passione per le meraviglie della mia terra. Ma la realtà è diversa da quella che percepiamo nella nostra mente durante la crescita lontano da casa. Ho una passione per la creazione di filmati, il video montaggio e la scrittura.»

Quali sono i tuoi obiettivi, i tuoi sogni?

«Voglio riuscire a comunicare quanta distruzione è stata proliferata in nome del razzismo, della religione e della differenza di classe. Vorrei continuare questo percorso concentrandomi sul mio paese il Pakistan, che è cambiato enormemente in nome della religione da quando il regime di Zia è iniziato nel 1980. Il Pakistan è stato macellato in nome dell’Islam. Le persone hanno subito un lavaggio del cervello a causa dell’influenza dei filo-talebani, talebani e attivisti islamici. Vorrei vedere un paese prospero, laico e istruito.»

Da dove nasce la tua passione?

«Sono sempre stato appassionato di cinema. Dopo l’indipendenza nel 1947, l’industria cinematografica di Bombay si tramutò in Bollywood e l’Industria cinematografica Lahore divenne Lollywood. La risposta della gente ai film ha sempre generato un forte supporto per la comunicazione dei messaggi. Tenendo conto delle attuali circostanze nel mio paese, e con lo stesso mezzo, ho sognato di fare cinema per creare consapevolezza.»

Qual è il ruolo che tu ricopri cinematograficamente parlando?
«Sono un produttore»

So che hai scritto un libro che stai per pubblicare, puoi parlarcene?

«Il dilemma che ho passato durante la visita nella mia patria mi ha convinto ad usare il potere della scrittura. Nessun essere umano sano di mente potrà mai stare tranquillo su qualcosa di disastroso che ha cambiato completamente la sua vita. Come ogni altro ragazzo, ero energico, appassionato e ambizioso sul mio scopo nella vita, ma ho dovuto affrontare la discriminazione, la vita umana era meno importante rispetto alla vita di un animale nella zona ovest del mio paese. Dopo aver sperimentato tutto ciò, non avevo altra scelta, che trasformare tutto in parole.»

Raccontaci com’è nato il tuo film “Fatwa”? Da dove arriva, cosa ti ha spinto a realizzarlo? Come hai avuto l’idea e poi come l’hai trasformato in realtà?

«”Fatwa” nella fede islamica è il termine per il parere legale o l’interpretazione del Sheikhul Islam, giurista qualificato o mufti. Come vi ho detto, il Pakistan ha generato distruzione in nome della religione negli ultimi decenni. Così FATWA è il film che illustra come le minoranze soffrono in Pakistan. Come l’Islam viene utilizzato per scopi politici e come un predicatore locale, nella moschea è considerato prezioso al pari di un Dio.»

Perché il Pakistan è stato distrutto in nome della religione?

«Il Pakistan fino al 1973 non aveva alcuna costituzione propria. E nel 1973, la costituzione è stata perfezionata e il paese è stato proclamato come Repubblica Islamica del Pakistan. La religione non può mai essere una base per unire una nazione. Se questo non fosse stato possibile non avremmo mai visto le frontiere tra i paesi europei. L’Islam è stato introdotto nel sub-continente dai Mongoli, (Indo-Pak). Il Pakistan di oggi è uno degli ex Stati dell’India. Tuttavia, anche dopo la formazione del Pakistan in nome della religione, le due teoriche nazioni, sono state suddivise solo dopo 25 anni, quando il Bangladesh ha conquistato l’indipendenza dal Pakistan. Quindi non solo il Pakistan, ma tutti i musulmani di Indo-Pak vengono dirottati emotivamente nel nome della religione.»

Tornando ai tuoi progetti, c’è una grande passione oltre alla grande professionalità che ti guida nella loro realizzazione. Puoi descriverci quali altre cose ti interessano? Quali sono le altre passioni che nutri?
«Sto facendo una ricerca sulle diverse religioni. Ci sono un sacco di cose comuni in ogni religione, vorrei che il mondo sapesse che l’origine di tutte le religioni può essere la stessa. Essendo un musulmano, è obbligatorio per noi avere fiducia in tutti i 124 mila profeti che sono venuti in questo mondo. Ma nessuno dei musulmani sa tutto su questi profeti, questo è ciò che mi stimola. Può essere Krishna, che era un profeta musulmano, può essere Budha anch’egli un profeta musulmano, così promuovere la condivisione delle religioni e delle loro origini, attraverso i media è la mia attuale passione.»

Sei impegnato su più fronti ma recentemente hai iniziato una collaborazione con Amnesty international. Come giudichi questa esperienza?
«Amnesty è una grande piattaforma per agire. Da quando sono tornato dal Pakistan, ho avuto la sensazione che ora è giunto il momento nella mia vita di resistere ed agire.»

Come descriveresti il tuo paese in tre parole?
«Religiosamente distrutto, emotivamente e politicamente strappato, demolito.»

Grazie Wajahat. In bocca al lupo per i tuoi prossimi progetti.
«Grazie!!!»

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