La sfida europea della crisi migratoria

La sfida europea della crisi migratoria
Migranti esibiscono la scitta "Siamo rifugiati" - Foto: skizaradio

L’Europa deve oggi fronteggiare una delle più gravi crisi del XXI° secolo. La crisi umanitaria nel Mediterraneo – con oltre 188 000 persone sulla via europea dall’inizio dell’anno – non ha certo risparmiato i dirigenti europei. Gli ultimi eventi delle isole greche di Samos e Kos e la mancanza di infrastrutture per accogliere i gruppi in arrivo sono l’ennesima testimonianza della totale impreparazione continentale nell’affrontare un fenomeno proporzionalmente colossale. Una tragedia che ricorda, inevitabilmente, quanto il continente ha davvero bisogno di fondi sul sistema di migrazione di asilo.

In questo senso la Commissione europea ha fatto un gran passo in avanti approvando un pacchetto di 2,4 miliardi di euro da oggi al 2020, al fine di finanziare i paesi membri nella gestione dei flussi migratori. Oggi, i paesi leader dell’Unione sono consapevoli della necessità di instaurare una prospettiva europea per fronteggiare il fenomeno. Nelle ultime ore, i leader dell’Unione, hanno fermamente condannato i piani del presidente ungherese Victor Orban, che ha autorizzato l’edificazione di un muro alto quattro metri lungo la frontiera serba per impedire l’ingresso dei migranti.

Una pratica che riporta ai tempi del muro di Berlino.
I leader europei dovrebbero lavorare congiuntamente per affrontare le richieste di asilo e fornire l’assistenza sanitaria necessaria, un obiettivo alla portata dell’Unione. È fondamentale una forte pressione sui paesi europei che hanno frontiere esterne. Occorre instaurare un protocollo europeo di asilo centralizzato per orientare i rifugiati in maniera più equilibrata tra gli Stati membri e ovviamente finanziare l’ufficio europeo in materia di asilo (EASO). Un approccio di questo tipo permetterebbe di promuovere una maggiore solidarietà tra gli Stati e assicurerebbe, oltremodo, il rispetto degli impegni internazionali circa le situazioni delle persecuzioni e delle guerre.

Alcuni migranti seguono il percorso dei binari per entrare in Ungheria – Foto: borgenproject.org

D’altra parte, è altrettanto indispensabile definire un piano simile per garantire una nuova politica d’immigrazione economica europea. Una soluzione che fornisce la riduzione dei flussi migratori clandestini ponendo anche le basi di una sfida demografica importante.
L’Unione deve necessariamente intraprendere nuove strade coraggiose per contrastare nella maniera più efficace possibile l’immigrazione clandestina, anche rinforzando il ruolo di Frontex. Naturalmente, è imperativo incoraggiare le riforme nei paesi di origine dei migranti per controllare il flusso migratorio. La governance europea allo stato attuale e in grande difficoltà, per questo motivo deve subire modifiche ed applicare riforme politiche più adeguate.

Il problema è di un’ampiezza immensa e chiaramente non è risolvibile nell’immediato. Una sfida umanitaria di queste proporzioni evoca una leadership decisa e concreta, non volta alla chiacchiere destinate a finire nel dimenticatoio. Una sfida complicata ma non impossibile.

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