Migranti, filo spinato al confine tra Croazia e Ungheria

Migranti, filo spinato al confine tra Croazia e Ungheria

BELGRADO – Ancora emergenza migranti al confine tra Croazia e Ungheria: il governo di Budapest, nelle scorse ore, per far fronte all’ondata di profughi che sta cercando di varcare il confine, ha completato la costruzione di una barriera difensiva, ovvero una recinzione di filo spinato lunga 41 chilometri.

D’altro canto, il governo di Zagabria, che inizialmente si era detto disponibile a far entrare i migranti in Croazia, davanti alle migliaia di persone presentatesi alla frontiera, ha dato ordine di chiudere sette degli otto valichi di frontiera con la Serbia. Per i profughi che sono riusciti ad entrare in Croazia, il governo ha deciso che saranno dirottati verso Ungheria e Slovenia: a dichiararlo il primo ministro Zo Milanovic. “L’idea di chiudere il confine – ha dichiarato il premier croato – è folle perché può essere realizzata solo con un uso brutale della forza, sparando contro la gente”.

Mentre i capi di governo continuano a scaricare responsabilità l’un l’altro – senza pensare che quelle persone bussano alle nostre porte non per poco campanilismo, ma per fuggire da carestie, terrorismo e guerre -, il numero di vittime continua a salire: una bimba siriana di cinque anni è annegata dopo il naufragio di un barcone di migranti che stava tentando di raggiungere le coste greche dalla Turchia. La Guardia costiera greca, che ha recuperato il corpo della piccola, è riuscita a trarre in salvo altre 13 persone, ma ci sarebbero almeno altri 13 dispersi. L’incidente è avvenuto a nord dell’isola di Lesbo e fa seguito all’annegamento di un’altra bambina siriana il cui corpo venerdì mattina è stato recuperato su una spiaggia della Turchia. Lungo la marcia dei profughi, il primato di vittime lo mantiene il tratto via mare: è di ieri la notizia secondo cui le autorità turche hanno ritrovato su una spiaggia nella provincia occidentale il corpo di una bambina di circa quattro anni, anche lei vittima di un naufragio. Il suo corpo si è spiaggiato ad Altinkoy, distretto di Cesme. Secondo le prime ricostruzioni, si trovava su un barcone diretto verso un’isola greca.

Fortunatamente c’è ancora qualcuno che ha voglia di rimboccarsi le maniche e dare una mano ai senzatetto, profughi e non: per chiunque volesse portare indumenti e prodotti per l’igiene personale, nelle giornate di oggi e domani, dalle 10 alle 18, il comune di Milano, grazie al prezioso aiuto dei volontari, ha messo a disposizione diversi centri di raccolta sparsi nella città. Gli indirizzi sono disponibili sul sito web del comune e sulla pagina facebook.

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