Siria, attacco a tv di stato: 7 morti e 7 rapiti

Continua a regnare il caos in Siria dove quest’oggi è stata attaccata la sede di una tv legata al regime di Bashar al-Assad. Si tratta dell’emittente satellitare Al-Ikhbariya, a Jan Shih, 25 chilometri a sud di Damasco. Un nutrito gruppo di persone non ancora identificate dopo aver fatto esplodere alcune bombe per mettere fuori uso le attrezzature tecniche è entrato nella redazione e ucciso 7 dipendenti (tre giornalisti) in seguito hanno saccheggiato l’ufficio e sono fuggiti.  Il tutto è successo alle 4,30 ora locale (le 2,30 ora italiana) sono state anche ferite 9 persone ed altre 7 sono state rapite.

 

Quest’attacco è arrivato dopo poche ore dall’annuncio di Assad secondo cui: “il paese è in stato di guerra su tutti i fronti”. Ricordiamo che da tempo i membri dell’opposizione ad Assad lamentano l’uso che il regime fa dei mezzi di informazione usati, a loro detta, come mezzo per deformare la realtà e far sembrare all’opinione internazionale che l’attuale governo sia l’unico possibile in questo momento in Siria.

Per questo motivo la tv di Stato siriana è da tempo inclusa nella lista nera dei soggetti vicini al regime sottoposti a sanzioni internazionali.

Il ministro dell’Informazione siriano, Omran al Zubi, ha dichiarato che quanto avvenuto è un: “brutale massacro contro i media e la libertà di espressione in cui giornalisti sono stati giustiziati a sangue freddo e interi uffici sono stati distrutti”, Zuni ha poi attaccato l’Unione europea, i Paesi arabi e le organizzazioni internazionali di essere responsabili dell’attacco.

In merito alle parole di Assad “siamo in guerra su più fronti” uno di questi fronti è la Turchia. Dopo l’abbattimento di un caccia turco venerdì scorso, apparentemente sconfinato nello spazio aereo di Damasco la Turchia ha dato un ultimatum ad Assad ed ha schierato il suo esercito lungo il confine con la Siria, Assad da parte sua ha dichiarato: “Siamo ormai in uno stato di guerra aperta, con tutto ciò che questo significa. E in uno stato di guerra la nostra politica deve concentrarsi sull’obiettivo di vincere questa guerra”.

Enrico Ferdinandi

27 giugno 2012

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