Egitto: i Fratelli Musulmani occupano piazza Tharir

In Egitto le incertezze nutrono le inquietudini. I fratelli musulmani hanno minacciato il potere militare di “confrontarsi con il popolo” se il loro candidato Mohammed Morsi non sarà riconosciuto vincitore nelle elezioni presidenziali, la cui procalamazione è stata posticipata. C’è dunque grande confusione attualmente Al Cairo. Domenica 17 giugno, qualche ora dopo la fine delle elezioni presidenziali, il Consiglio supremo delle forze armate (CSFA), al potere dopo la caduta di Hosni Mubarak, ha spogliato il futuro Capo di Stato dei suoi principali poteri, alimentando chiaramente le speculazioni su un possibile Colpo di Stato. 

L’inquietudine è notevolmente aumentata con l’annuncio della morte di Mubarak e con il suo trasferimento dalla prigione all’ospedale militare del Cairo. L’ex-rais, condannato al carcere a vita, è in coma da martedì sera, secondo fonti militari. L’altro annuncio che ha messo benzina sul fuoco è stato il rinvio dell’annuncio ufficiale dei risultati del secondo turno delle presidenziali, attese per il 21 giugno. Mohammed Horsi il candidato dei Fratelli Musulmani , si è proclamato vincente ma il suo avversario Chafik, generale in pensione e ultimo primo ministro di Mubarak, rivendica ugualmente la vittoria. Tutto indica che il CSFA vuole tornare allo Status Quo precedente, abolendo le conquiste della rivoluzione oppure cercano di dividersi il potere con i Fratelli Musulmani?

Questo rimane al momento il grande interrogativo privo di risposta certa al Cairo. La sfida con gli islamici andrà certamente ad intensificarsi. I Fratelli Musulmani hanno minacciato il potere militare di confrontarsi  con il popolo se non ci sarà l’annuncio della vittoria di Morsi. Hanno già piantato le loro tende in piazza Tahrir, l’epicentro della rivoluzione del Nilo. I Fratelli inoltre protestano ugualmente contro le disposizioni prese dal CSFA che gli permette di assumere il potere legislativo in seguito allo scioglimento, la settimana scorsa, dell’Assemblea dominata dagli islamici. Questa misura costringerà il prossimo presidente, chiunque esso sia, a collaborare con i militari per la promulgazione delle leggi, riducendo drasticamente il suo margine di manovra.

Sarà l’esercito a disegnare la nuova Costituzione, esercito che si è già adoperato in larghe prerogative in materia di sicurezza con importanti movimenti di truppe avvenuti nella capitale e nelle principali città. Dato l’attuale stato delle cose tutto porta a pensare che l’Egitto si appresta a rivivere il tempo di Stato di emergenza abolito il mese scorso. Le misure costituzionali e di sicurezza sono l’ultima indicazione che non ci sarà un significativo trasferimento dei poteri il 30 giugno ad un potere di natura civile, come l’esercito si era impegnato a fare secondo l’ONG. Il segretario di Stato americano Hillary Clinton, ha chiamato la giunta egiziana a mantenere la promessa di cedere il potere al vincitore delle elezioni  presidenziali.      

Manuel Giannantonio

23 giugno 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook