La lingua americana secondo Sarah Palin

La lingua americana secondo Sarah Palin

Sarah PalinL’America agli americani. O meglio, a chi parla americano. Sarah Palin, ex governatore dell’Alaska ed ex candidata alla vicepresidenza nel 2008 in ticket con John McCain, ci ricasca. Dopo le gaffe che la resero uno dei bersagli preferiti dalla satira alle penultime elezioni (e che, secondo alcuni, ebbero un peso decisivo nella corsa alla Casa bianca) Palin se ne è uscita con questa frase: «Vuoi stare in America? Primo, è meglio che tu abbia documenti validi o vai fuori. Secondo, quando sei qui, parla americano». Nonostante la correzione quasi immediata («Voglio dire, inglese») la frittata era fatta.

Di che lingua stiamo parlando? Scorrendo le pagine della Storia, l’inglese arrivò in quelli che sarebbero poi diventati gli Stati Uniti a bordo della Mayflower e di tutte le altre navi che lasciarono il Vecchio continente nel XVII secolo. Poco a poco, cultura, tradizioni e ovviamente idioma vennero trapiantate in quella terra sconfinata e sconosciuta. Continuando a scorrere le pagine dei manuali, si potrebbe essere indotti a pensare che l’americano sia invece quella lingua creata dal mix di italiani, polacchi, tedeschi, irlandesi che scesero a milioni ad Ellis Island (sempre di navi e sempre di migranti si parla, a volte la Storia appare meno vecchia di quello che pensiamo). Oppure lo spagnolo, che grazie all’ondata migratoria dal Messico è ormai diventata la lingua in cui comunica la più grande minoranza (poco) silenziosa degli Stati Uniti?

Ad essere corretti, gli unici a poter reclamare l’effimero diritto di considerarsi i depositari della lingua americana sono i nativi americani, o almeno quel minuscolo gruppo sopravvissuto ad uno dei più feroci genocidi del XIX ora condannato a vivere nelle riserve. Avrà forse inteso quella lingua (o meglio quelle lingue) la squaw Palin? Ma chi di preciso? I Navajo, gli Algoquian, gli Apache, i Cherokee? Oppure i Dakota, i Mahikan, i Mohawk? Per sapere a chi si riferiva Sarah Palin, occorrerà attendere i prossimi segnali (di fumo, naturalmente).

di Lorenzo Grighi

8 settembre 2015

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