Quattro italiani rapiti a Mellitah. Gentiloni: “Rischioso rimanere in Libia”

Quattro italiani rapiti a Mellitah. Gentiloni: “Rischioso rimanere in Libia”

Libia, rapiti 4 italiani

ROMA – Quattro italiani , dipendenti della società Bonatti, sono stati rapiti in Libia, nei pressi di Mellitah, dove si trovano alcuni impianti della società emiliana. A renderlo noto il Ministero degli Esteri con un comunicato ufficiale. Gli uomini –di cui la Farnesina non ha ancora specificato i nomi- sarebbero stati rapiti ieri a Zuaia, città sotto il controllo delle milizie islamiste che appoggiano il governo di Tripoli, mentre –dicono fonti del posto- “stavano rientrando dalla Tunisia”.
L’ufficio stampa della Bonatti ha così informato del rapimento: “Informiamo che ieri, 19 luglio 2015, si è verificato in Libia nei pressi di Mellitah il rapimento di 4 tecnici italiani dipendenti della nostra società. Al momento siamo in diretto contatto e coordinamento con le Autorità e con l’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri Italiano. Seguiranno eventuali aggiornamenti”. Intanto la procura di Roma ha aperto un fascicolo per avviare l’indagine.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha affermato che “L’Unità di crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti”.”Come noto in seguito alla chiusura dell’ambasciata d’Italia in Libia il 15 febbraio, la Farnesina aveva segnalato la situazione di estrema difficoltà del Paese invitando tutti i connazionali a lasciare la Libia”. “Confermo – specifica il ministro – che è pericoloso restare in Libia”.

Non è ancora certo stabilire la matrice del rapimento e secondo lo stesso ministro “non è facile fare ipotesi”, anche se secondo l’emittente televisiva al-Jazeera  i rapitori sarebbero vicini al cosiddetto ‘Jeish al Qabail’ (L’esercito delle Tribù). Secondo Ali Rugibani, che è l’incaricato d’affari dell’ambasciata libica presso la Santa Sede, dietro al  sequestro “potrebbero esserci le milizie islamiche di Tripoli”, il cui obiettivo è “fare pressioni sul governo italiano” per il ruolo svolto nei colloqui di pace sulla crisi libica. Secondo Rugibane c’entrerebbe anche la questione delle sanzioni che l’unione Europea potrebbe applicare ai Paesi che ostacolano il lavoro delle Nazioni Unite. Una tesi esclusa dal ministro Gentiloni. Si dovranno attendere le prossime ore per fare luce sull’accaduto.

Luigi Carnevale

20 luglio 2015

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