Iran: lo storico accordo nucleare è un passo importante contro l’ISIS

Iran: lo storico accordo nucleare è un passo importante contro l’ISIS
L'ironica copertina di "The Week"

Dopo 13 anni di negoziazioni, l’Iran, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, la Francia e il Regno Unito sono finalmente pervenuti a un accordo sul dossier nucleare. È il primo passo importante contro l’ISIS poiché la collaborazione tra Iran e USA può bloccare l’espansione militare di Daesh

l43-barack-obama-hassan-130927220737_medium
Il presidente americano Obama e il suo omologo Rohani

IRAN – Lo storico accordo iraniano sul nucleare costituisce indubbiamente un passo importante anche contro l’ISIS la cui espansione militare può essere bloccata dal rapporto di collaborazione tra Stati Uniti e Iran. Il presidente Obama registra, dunque, un successo diplomatico senza precedenti sul piano internazionale. Tuttavia, servirà convincere i sostenitori dell’immobilismo, che si tratti degli iraniani più radicali (i Pasdaran), o dei conservatori del Congresso americano, al fine di poter compiere a tutti gli effetti, un passo decisivo.
Nonostante le scene di felicità espresse all’unanimità dai diplomatici più rappresentativi delle parti coinvolte per il raggiungimento dello storico traguardo, i sostenitori radicali islamici non sono esattamente convinti.

I Pasdaran, controllano l’essenziale del potere politico, economico e militare e temono che le sanzioni internazionali possano tradursi in un indebolimento del potere e nell’inizio di un processo di normalizzazione del paese. I Pasdaran sono stati indeboliti nel corso degli ultimi mesi da una serie di fallimenti militari. La loro priorità assoluta resta la strategia di sopravvivenza dell’Iran, dove si sono succedute e moltiplicate le tattiche contro la riflessione politica a lungo termine.

In Iraq, l’avanzata congiunta dei Pasdaran, delle milizie sciite e delle forze governative è paralizzata dal controllo dell’ISIS. Le perdite umane iraniane sono state importanti. Quanto alla Siria, numerosi ufficiali di Assad si lamentano dell’eccessiva presenza nel paese dei soldati di Teheran, impiegati nella lotta contro lo Stato islamico.

L’accordo sul nucleare rende possibile un’inflessione politica dell’Iran sui fronti in cui è impegnato. Nel nuovo contesto regionale, l’Iran opterà per una stabilizzazione della politica irachena. Un obiettivo che passa necessariamente attraverso la condivisione del potere anche con i sunniti.


In Siria, l’implicazione militare dell’Iran è soggetta alla moltiplicazione delle problematiche. Gli uomini dei guardiani della Rivoluzione hanno una visione d’insieme decisamente critica circa le capacità dell’esercito siriano e vogliono assicurarsi la direzione delle operazioni. Ecco perché in Iraq, i dirigenti politici vogliono promuovere una soluzione di natura politica.
Infine, nello Yemen, gli sforzi diplomatici nei confronti dell’Arabia Saudita sono aumentati. La rinuncia al nucleare costringerà l’Iran a definire una vera e propria strategia.

L'ironica copertina di "The Week"
L’ironica copertina di “The Week”

Le negoziazioni sono riuscite a mascherare le rivalità commerciali tra le potenze rivali che si augurano di impossessarsi del mercato iraniano. Nonostante le rigide posizioni di Israele al riguardo, esistono lunghe e fruttuose collaborazioni tra le parti. Quello dell’Iran resta un mercato appetibile ma è un‘incognita capire cosa potranno ottenere i paesi europei di fronte ai loro concorrenti cinesi, russi e americani.
Dagli accordi è emerso che l’ONU dovrà inviare osservatori nelle centrali di ricerca iraniane. Teheran accetterà le stesse visite di controllo che umiliarono l’Iraq di Saddam Hussein, o al contrario le vieterà nello stesso momento in cui dovrebbero essere messe in atto, scatenando l’ennesima crisi diplomatica?

Fonte: The New York Times

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
17 Luglio 2015

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook