Il Texas riporta a casa l’oro depositato a Manhattan

Il Texas riporta a casa l’oro depositato a Manhattan

texasPrendendo spunto da quanto fatto da altri stati in Europa anche lo Stato del Texas sta riportando a casa tutto l’oro depositato a Manhattan. I lingotti si trovano presso la filiale di New York della banca HSBC e adesso l’università di Austin ha deciso di riportarli a casa. Per farlo quest’ultima si appoggia sull’azione de governo texano che per mano del governatore Abbott ha stabilito il rimpatrio, preparando in luogo un deposito sicuro per l’oro e in seguito per altri metalli preziosi appartenenti a istituzioni fisiche e giuridiche. Questo provvedimento si inserisce in un clima molto teso nei rapporti tra “lo stato della stella solitaria” e il governo di Washington caratterizzato dal timore di ulteriori ingerenze del governo centrale. Ma non solo: nella società texana è presente l’ opinione che Obama stia tentando proprio una specie di “invasione” pianificata grazie alla presenza di truppe federali, ufficialmente presenti solo per una esercitazione militare di routine. E’ ormai di dominio pubblico, in verità, che sulla scrivania del presidente degli Stati Uniti il Texas sia cerchiato di un rosso molto pesante e che abbia inserito Dallas e dintorni come “hostile territory”. Il partito repubblicano texano dal canto suo ha richiesto l’uscita dall’ ONU degli USA e la fine della Federal Riserve( la banca centrale americana) soffiando sul fuoco e ha ricordato che non verranno accettati ulteriori ordini dalla Casa Bianca, in primis per quanto riguarda il matrimonio delle coppie omosessuali recentemente deliberato dalla Corte Suprema. Il Texas nel 2012 ha presentato tramite il suo governatore la richiesta di un referendum sull’indipendenza che legalmente avrebbe dovuto essere approvato da tutti gli altri stati della federazione, cosa alquanto difficile, ma comunque sia immediatamente stoppato dal governo centrale. La questione non è nuova in quanto il sentimento dei texani di essere una nazione è vivo da sempre e li distingue da tutti gli altri stati della federazione dove non esistono movimenti nazionalisti che aspirano alla totale sovranità. Staremo a vedere gli sviluppi, nel frattempo anche Chuck Norris ha avvertito a più riprese Washington di fermare “ogni sua mira imperialista” e che “ i texani vigileranno attenti che la loro libertà non sia tolta”. Molto probabilmente nel suo stile, fucile alla mano.

Dario Berardi

15 luglio 2015

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