Messico: l’incredibile evasione di «El Chapo», ora è caccia all’uomo

Messico: l’incredibile evasione di «El Chapo», ora è caccia all’uomo
Il carcere di massima sicurezza da cui è evaso "El Chapo" (Foto AFP)

L’imperatore messicano della droga è riuscito ad evadere da un carcere di massima sicurezza. Ha scavato un tunnel di 1 500 metri riuscendo a sbucare all’interno di una struttura in costruzione

Foto dell'identità giudiziaria di  Joaquin Guzman (Foto handout PGR)  VU DU MEXIQUE
Foto dell’identità giudiziaria di Joaquin Guzman (Foto handout PGR) 

MESSICO – Il prigioniero più sorvegliato del Messico è evaso. Un tunnel di 1 500 metri, con punto di origine nelle docce della prigione, ha permesso a Joaquin «El Chapo», il piccolo Guzman, il narcotrafficante più potente nella storia del paese, di riconquistare, a suo modo, la libertà. L’impensabile si è materializzato sabato sera, nel carcere di massima sicurezza di Altiplano, ad ovest del paese. Il capo del cartello Sinaloa (Stato del nord-ovest), era il trofeo del governo di Enrique Peña Nieto, che è riuscito a catturarlo nel febbraio del 2014, al termine di una caccia durata ben tredici anni, mentre la sua organizzazione veniva considerata come la principale responsabile del traffico di droga verso gli Stati Uniti e principale fonte della violenza estrema manifestata in Messico e nota in tutto il mondo. «El Chapo» è il re incontrastato delle evasioni. Il 19 gennaio 2001, è fuggito dal penitenziario di Puente Grande, nei pressi di Guadalajara, nascondendosi abilmente in un carico di lavanderia. Un’evasione che ha rappresentato simbolicamente, l’inizio della sua fulminante ascesa nel mondo del narcotraffico.

Questa volta la sua fuga, certamente più teatrale, è stata abilmente congeniata e pianificata. Il tunnel che Guzman ha percorso dispone di sistemi di ventilazione e garantiscono una certa visibilità. Tuttavia, ci sono anche tunnel destinati all’evacuazione di detriti. Le autorità messicane hanno dovuto incassare un duro colpo per la propria reputazione. 18 membri del personale di sorveglianza, che era in servizio nel settore della prigione al momento dei fatti, sono stati trasferiti e successivamente interrogati. È auspicabile, per non dire scontato, che il fuggitivo abbia goduto dell’appoggio di uno o più secondini.

«El Chapo» è stato avvistato l’ultima volta, nelle registrazioni della prigione alle 20h52 (ora locale) mentre si dirigeva verso il locale docce. È li che ha scoperto la bocca di un’entrata di un tunnel, un’apertura di cinquanta metri per cinquanta. L’altezza del tunnel è di 1,70m, un’altezza non proprio problematica per uno sopranominato “il piccolo”. Il passaggio sbuca all’interno di un edificio in costruzione in una zona residenziale vicina alla prigione. Quando le guardie di Altiplano hanno constatato che il prigioniero numero 1 non appariva più nelle inquadrature della sicurezza, è immediatamente scattato l’allarme.
I dettagli dell’evasione sono stati divulgati questa mattina da Monte Alejandro Rubido, commissario nazionale della sicurezza, dipendente del ministro degli Interni. L’altro funzionario, visibilmente imbarazzato, ha spiegato che un importante dispositivo di ricerca è stato attivato nella regione, sia via terra sia via aerea. L’aeroporto più vicino alla città è stato chiuso. Il ministro degli Interni Miguel Angel Osorio Chong, ha immediatamente ripreso il viaggio verso il Messico, rimandando una visita di Stato in Francia organizzata per il 14 luglio. La fuga del nemico pubblico n°1 mette le forze dell’ordine in allerta in tutto il paese e costituisce una brutta caduta per il governo Nieto.

Un possibile passaggio percorso dal fuggitivo (Foto AFP)
Un possibile passaggio percorso dal fuggitivo (Foto AFP)

Nel 2001, 72 persone, membri del personale della prigione di Puente Grande, compreso il cuoco del narcotraffico, sono state arrestate poiché sospettate di essere implicate nell’evasione. Al termine di una lunga inchiesta, le autorità avevano già riconosciuto una parte di responsabilità. Tra il 1995 e il 2001, l’uomo si è imposto, dal carcere, come capo del narcotraffico. Un dettaglio, che esprime chiaramente la grande autorità e l’influenza del suo potere.
Nel 2011, un’inchiesta del ministero della Giustizia, divulgò alla stampa come il narcotraffico “godeva di tutti i privilegi, dopo aver trasformato i funzionari della prigione in suoi impiegati”.

Il carcere di massima sicurezza da cui è evaso "El Chapo" (Foto AFP)
Il carcere di massima sicurezza da cui è evaso “El Chapo” (Foto AFP)

El «Chapo» comandava tutto ciò che desiderava: donne, alcol, Viagra, traffico di cellulari. Sostanzialmente, i mercati più proficui.
Negli ultimi anni della presidenza Calderon (2006-2012), mentre le forze dell’ordine si mostravano incapaci nel ritrovare “il piccolo”, la stampa e gli specialisti, evocavano l’esistenza di un eventuale “patto d’impunità” tra il governo federale e il capo del cartello della Sinaloa. Quest’ultimo scatenò una guerra tra i cartelli nel 2008, dominando di fatto le organizzazioni rivali negli anni successivi. Le sue connessioni si estendevano nei paesi dell’America latina e in Europa da dove dominava il traffico di droga destinato agli States.  «El Chapo», la cui statura gli è valsa il famoso soprannome, figura sulla lista degli uomini più ricchi del mondo stilata dal magazine americano Forbes.

Fonte: The New York Times

Di Manuel Giannantonio
(Twitter @ManuManuelg85)
12 Luglio 2015

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